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Il Natale amaro di Giuseppe Antonio Pianca che racconta “la cognizione del dolore”

di Riccardo Sica

C’è in tutti noi la voglia di riscoprire il vero Natale. Ma il Natale, quest’anno, anche se si avverte un po’di più rispetto agli ultimi anni trascorsi, non è ancora il “vero” Natale, il Natale che desideriamo, ricco di gioia festosa, quale noi conoscevamo ed amiamo ancora, per non averlo mai dimenticato  e per averlo vissuto fino all’avvento del devastante Coronavirus che ancora ci assedia e ci attanaglia. Il Natale, quest’anno, è ancora un Natale triste, “in bianco e nero”. Ha il grigiore della triste realtà pandemica ed il volto disperato della guerra in atto,. Con le sue restrizioni ed impedimenti, con le sue sofferenze e difficoltà. E, pertanto, non è un vero Natale.

Il vero Natale è tripudio di luci e di gioia. Di vitalità e di futuro.  Il Natale quest’anno ci ricorda personalmente il Natale triste che venne raffigurato dal pittore  Giuseppe Antonio Pianca nel Settecento. Nella scena rappresentata grava un’atmosfera cupa  come quella che precede immediatamente un temporale. Il buio dei una squallida stalla è rotto da una bianca fredda luce accecante che  si concentra sul neonato con la manina sollevata, adagiato sui miseri panni dalla madre. Intorno s’intravedono solo semplici cose, il cassone del fieno e un grosso cesto, il letto di paglia e la mangiatoia sconnessa, dove in penombra occhieggiano l’asino e il bue. Un pastore avanza impacciato e leva il cappello in segno di devozione.

È un Natale amaro che lascia trapelare una storia sofferta, la «cognizione del dolore».

Pianca inventa una resa «materica» del colore con cui le figure sono animate nell’angoscia che pulsa nell’animo. La pennellata è volutamente non tersa, né compatta, né uniforme: qua e là si infrange tremolante. Ed una patina di colore verdastro, amarognolo, ricopre tutta la scena avvolgendola nella più  contagiosa malinconia.

Non c’è dubbio che l’artista abbia guardato le «notti» di Correggio e di Rubens.

Il tema del Natale  in questo dipinto è trattato dall’autore proprio quando il suo animo  si è fatto più triste per una serie di eventi angosciosi (p.e.per la morte nel 1748 della moglie Joanna Nicola Tribò, parigina, e poco dopo della madre ). Con il suo stile fortemente caravaggesco riesce a far uscire dall’oscurità scene o personaggi grazie ad un improvviso bagliore di luce. Per questa singolare forza luministica Antonio Pianca si accomuna al pittore olandese di grande valore  Gerrit (o Gerard) van Honthorst.

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