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Lo osteggia apertamente il Pd di Renzi, lo snobbano i mass media offrendo uno spazio residuo al dibattito, lo ignorano alcune Regioni che lo hanno proposto insieme agli altri 5 quesiti referendari bocciati dalla Consulta: il referendum del 17 aprile sulle trivellazioni in mare rischia di non raggiungere il 50% degli elettori, quorum necessario per rendere valida la consultazione. Un obiettivo non proprio a portata di mano considerato il clima ostile in cui si sta svolgendo la campagna elettorale. Alla quale non partecipano tutti i rappresentanti politici delle Regioni che hanno proposto i quesiti in materia di estrazione petrolifere e di concessioni. L’ammissione di un solo dei sei questi referendari ha spinto quasi tutti i Presidenti delle Regioni proponenti a ritenere parziale il solo quesito sopravvissuto alla mannaia della Consulta, considerandolo marginale rispetto al progetto iniziale, teso ad impedire nuove trivellazioni e nuove concessioni petrolifere, l’obiettivo principe dei comitati e dei Presidenti delle Regioni proponenti i referendum, peraltro quasi tutte a guida Pd. Una retromarcia imposta a questi ultimi dallo stesso Renzi e subita dai Governatori tranne Emiliano che nella sua Puglia si sta battendo per il Si. Una posizione eretica quella del Presidente della Puglia che sta allargando il fronte del dissenso interno al Pd con la sinistra schierata a favore della consultazione del 17 aprile. Una battaglia politica contro Renzi utilizzando il referendum come strumento per mettere in difficoltà il premier, posizione che non si concilia con i tanti elettori che, pur riconoscendosi nel Pd renziano, non escludono la loro partecipazione al referendum senza mitizzazioni ideologiche ma come scelta in difesa del territorio e dell’ambiente. E’ vero che l’eventuale vittoria del Si con il raggiungimento del quorum sarà una vittoria limitata senza poter impedire le nuove estrazioni petrolifere ma sta di fatto che il raggiungimento del traguardo costringerebbe il Governo a rivedere la sua politica petrolifera compreso le future estrazioni tra cui quelle stabilite in Irpinia e nel Sannio. Ma anche in Irpinia tranne i comitati non vedo mobilitazione per dare una risposta in difesa del nostro territorio minacciato dalle trivellazioni che senza un esito positivo del referendum potrebbero essere realizzate a breve, considerato il decisionismo di Renzi in materia di petrolio come abbiamo potuto vedere in questi giorni con l’emendamento che ha sbloccato l’estrazione di un pozzo in Basilicata, sul quale decreto si è alzato un polverone di polemiche che hanno costretto il ministro Guidi alle dimissioni. L’Irpinia si svegli da questo sonno letargico in cui è caduta e si mobiliti in vista della scadenza del 17 aprile. Una partecipazione massiccia avvalorerebbe in termini politici le battaglie ambientali che si stanno facendo in questa provincia. In Irpinia almeno tre sono le maggiori questioni ambientali che interessano l’intera provincia. La prima riguarda proprio le trivellazioni petrolifere che creerebbero un danno irreparabile al territorio, compromettendo definitivamente il suo sviluppo. La seconda emergenza ambientale è la tutela e la valorizzazione dell’ acqua, risorsa preziosa che fa dell’Irpinia il serbatoio idrico più rilevante del Mezzogiorno. Questa risorsa è stata sempre “svenduta” ad altri territori senza una regolamentazione di rapporto soprattutto con la Puglia che in base ad un accordo di programma, mai sottoscritto, dovrebbe dare un cospicuo ristoro alla Regione Campania e, quindi, all’Irpinia. La terza questione riguarda la disciplina delle energie alternative e soprattutto la dissennata proliferazione dell’eolico, applicando la moratoria in attesa del piano energetico che dovrebbe evitare per il futuro altri insediamenti selvaggi e deturpanti come è avvenuto sul Formicoso. Questo settore avrebbe bisogno oltre che del piano energetico anche di una legge di riordino per garantire maggiori benefici al territorio e introiti ai Comuni. Una nuova politica ambientale in Irpinia che può iniziare proprio con il referendum del 17 di aprile.
edito dal Quotidiano del Sud

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