Sono rabbia e amarezza ad emergere con forza dai commenti sui social all’indomani del provvedimento firmato dal sindaco Nello Pizza che decretava la chiusura del cinema Partenio per accertata inagibilità. Mentre il Multisala Partenio si affretta a rassicurare sul futuro della struttura ricordando quello che ha rappresentato sul territorio, sono in tanti a sottolineare il valore di cui si carica questa chiusura per la città che non sa neppure quando il Teatro Gesualdo potrà ripartire- Nè si conosce con chiarezza il futuro dell’Eliseo: “Quando un luogo di cultura è costretto a chiudere i battenti — al di là delle ragioni, dei torti o delle questioni burocratiche — la sconfitta è sempre collettiva. Perde la comunità, perde il quartiere, perdiamo tutti noi” – scrive Andrea Gennarelli del Cinecircolo Santa Chiara.
La sicurezza è una priorità indiscutibile ed è giusto che venga tutelata, ma il rammarico resta fortissimo. Da animatore di Cineforum vedo ogni giorno quanto il cinema sia molto più di un semplice schermo: è un presidio sociale, un catalizzatore di idee, uno spazio in cui le persone si incontrano, discutono e crescono insieme.
Purtroppo la dimensione sociale del cinema si sta affievolendo, travolta dalla fretta e dall’isolamento delle fruizioni individuali. Ma non dobbiamo arrenderci, né dare per scontata questa deriva. La cultura dell’incontro va difesa con tenacia. Non lasciamo morire il cinema”
Lo scrittore Franco Festa parla di “Una catastrofe per la città con troppe ombre. Una cosa sono inefficienze, criticità e degrado, che si risolvono rapidamente , tutt’altra cosa problemi strutturali, pericoli di tenuta del fabbricato. Chi li ha introdotti? Chi li ha verificati? Chi vuole la chiusura del cinema e del teatro ? E perché???”
Giuseppe Vetrano, esponente socialista, sottolinea come “Dall’ordinanza di Pizza si comprende che la proprietà non avrebbe dato seguito alle segnalazioni di pericolo notificate dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. In ipotesi del genere, quando il RSPP non ha poteri di spesa non può fare altro che segnalare il rischio al Comune per evitare di essere coinvolto in caso di crolli. Il Comune, a sua volta, ha fatto ciò che era doveroso fare a tutela della pubblica e privata incolumità anche per non essere coinvolto nella catena di responsabilità.
Naturalmente ora seguiranno gli accertamenti e si comprenderanno meglio i dettagli. La legge, quindi, ha funzionato e questa è una buona notizia! La notizia cattiva invece è che la città rischia di impoverirsi ulteriormente. Dobbiamo però chiederci perché si e’ arrivati a questo punto. La crisi delle sale cinematografiche è un fenomeno globale, ma nelle piccole realtà locali, come Avellino, diventa una vera e propria condanna a morte.
La concorrenza delle piattaforme streaming, l’abitudine al consumo domestico ha cambiato radicalmente il mercato. Il pubblico si sposta in sala quasi esclusivamente per i grandi “film evento”, lasciando semi-deserti i film medi, i documentari o il cinema d’autore, che spesso sorreggevano i cinema di provincia. Le sale cinematografiche senza pubblico vivacchiamo fino a quando è possibile ma non possono sopravvivere. I costi fissi sono altissimi: riscaldamento, climatizzazione, energia, tasse, costi per la sicurezza. Senza un flusso costante di biglietti staccati, le entrate non coprono nemmeno le spese vive di apertura della serranda. Si entra così in un circolo vizioso: la carenza di investimenti riduce l’affluenza e il calo del pubblico accelera l’obsolescenza strutturale, fino all’inevitabile epilogo. Speriamo che non sia così per il Partenio”
Maria Grazia Cataldi, storica invita a riflettere sulle conseguenze della chiusura “su come influirà ulteriormente tutto questo nel giudicare la “vivibilità” della nostra città, priva di sale cinematografiche e di un teatro attivo, tanto da farla scendere agli ultimi posti tra le città italiane. Qualche decennio fa la nostra piccola città aveva ben 4 sale cinematografiche: il Partenio, il Giordano, l’ Umberto, l’ Eliseo. Fino a dieci anni fa avevamo un teatro, il Gesualdo, che andava alla grande e avrebbe potuto continuare a funzionare benissimo se qualcosa (ma cosa, nessuno degli interessati lo ha spiegato con chiarezza) all’improvviso non lo avesse spento. Il cinema, il teatro sono veicoli culturali importanti per la vita di una città provinciale come la nostra. Tanti si riempiono la bocca della parola Cultura ma poi …”
Pietro Fiore sottolinea come “Chiude l’unico cinema della città.
Il teatro è chiuso, per altre ragioni.
Però, tranquilli: pizzerie e ristoranti non mancano. Anzi, continuano a spuntare come funghi. E allora forse la fotografia della città è tutta qui: meno cinema, meno teatro, meno cultura… e più tavoli apparecchiati. Mangiare è necessario, certo. Ma una città non dovrebbe nutrire soltanto lo stomaco. Ogni tanto avrebbe bisogno di nutrire anche la testa”.
Il teatro è chiuso, per altre ragioni.
Però, tranquilli: pizzerie e ristoranti non mancano. Anzi, continuano a spuntare come funghi. E allora forse la fotografia della città è tutta qui: meno cinema, meno teatro, meno cultura… e più tavoli apparecchiati. Mangiare è necessario, certo. Ma una città non dovrebbe nutrire soltanto lo stomaco. Ogni tanto avrebbe bisogno di nutrire anche la testa”.



