Sette assessori, compresa la vice sindaca Marianna Mazza, più il presidente del consiglio comunale Ugo Maggio, più un ambizioso programma per una città nuova, vivibile, briosa, smart, ricca economicamente. Proposte che sono anche un invito ad investire su Avellino, una città che finalmente vuole vincere la sfida della modernità e del big business commerciale.
I fedelissimi tutti in giunta: da Tonino Genovese a Peppino Negrone, assessori di esperienza, consiglieri eletti inesorabilmente per decenni, che sanno come funziona la macchina amministrativa, che sanno dove mettere le mani.
A Gianluca Festa è andata bene. Nonostante tutto avrà sperato fino all’ultimo che Laura Nargi si dimettesse da sindaco.
Invece si è dimostrata coraggiosa o anche spregiudicata, oppure politicamente arguta, o anche ha fatto l’unica cosa che poteva: si è tenuta la poltrona. Del resto le rimane una certa autonomia politica: ha il potere di decidere in ogni momento di mandare a casa gli assessori festiani assumendosene la responsabilità e trovando una improbabile maggioranza alternativa, imponendo le sue scelte in un modo o nell’altro. Oppure può dimettersi come vuole Festa.
Che intanto oggi fa il regista, il leader carismatico. Ed è noto che i festiani gli son fedeli. Anche se non sarebbero contenti se Nargi messa alle strette decidesse di lasciare o cambiare giunta.
Potrebbe comunque accadere, ma per Festa, passato febbraio, superato il termine per fissare le elezioni per la prossima primavera sarebbe troppo tardi perché ci sarebbe un lungo commissariamento.
Con circospezione e la dovuta prudenza Nargi pare intenzionata ad andare avanti. L’ex sindaco, che avrebbe voluto ricandidarsi per la fascia tricolore e non non ha potuto, farà altro.
Cosa? Probabilmente una rampante cavalcata verso Santa Lucia. Scelta obbligata: Festa non può rimare in fuori gioco, in panchina a fare il coach. Non vuole e non può permetterselo. Ha bisogno di fare politica per una questione personale, esistenziale, per il patrimonio di voti di cui è portatore, perché rappresenta il terminale di una sorta di coalizione di interessi popolari.
Alle Regionali allora potrebbe tentare di mettere insieme una proposta elettorale partendo dallo storico marchio Davvero. Si dice che a questa iniziativa stia già lavorando. Deve solo trovare una coalizione. Ma ogni scelta per il momento è prematura: Festa non esclude il centrosinistra, neppure però, male che vada, il centrodestra. Il suo civismo si adatta a tutto. Sempre che Nargi resista ancora. Il sogno da bambino resta di indossare di nuovo – in prima persona se senza intermediari – la fascia tricolore.



