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Il rinvio della annunciata resa dei conti nella direzione del Pd non appare destinato a placare il duro confronto interno. Forse, neppure il poco tempo mancante alle amministrative riuscirà a segnare un vero armistizio. Nell’intento di non danneggiare troppo (almeno apertamente) i candidati in campo alle amminstrative, vi sarà tutt’al più qualche abborracciato cessate-il-fuoco di facciata. Destinato però a cedere di nuovo il passo al fragore delle armi fra la maxi-componente renziana (parlare di anima sarebbe troppo, considerata la sua indifferenza tra sinistra e destra!) e le anime più tradizionali del parito. Il clima, già carico di tensione, è diventato rovente dopo che una indiscrezione ha fatto scoprire l’indicazione della segreteria per l’astensione nel referendum sulle trivellazioni. Una non-scelta chiaramente finalizzata a far mancare il quorum, mai però discussa negli organismi collegiali. Poi improvvisamente "confessata", dai due vicesegretari – Guerini e una Serracchiani una volta anti-trivelle – che hanno così fatto da scudo al berluschinopremier. Per ora, è slittata anche l’approvazione di regole di comportamento interno più stringenti. Resta fermo, tuttavia, lo spartiacque politico dallo stesso premier fissato: il referendum costituzionale, una sorta di plebiscito sul governo. Improbabile, perciò, che sia disposto a tollerare un aperto schieramento per il sì di esponenti della minoranza, magari con un loro ingresso in qualche comitato. Anche per costoro, tuttavia, sarebbe complicato spiegare un no difficilmente conciliabile con la convivenza nel partito e con il consenso espresso alle modifiche costituzionalinei vari passaggi parlamentari. Il premier ha assicurato che non pensa di cacciare nessuno (ovviamente per non regalargli l’aureola del martire!). Tuttavia, i sondaggi danno a una eventuale forza alla sinistra del Pd con l’apporto delle minoranze un appeal molto limitato. Il berluschino, allora, non si straccerebbe le vesti, anzi!, se qualcuno della minoranza andasse via di sua volontà… preferibilmente dopo le amministrative! Il non-confronto interno si trascina da molti mesi. Segnato, via, via, da dichiarazioni sempre più aspre. Da incomprensioni crescenti. Perfino da velate minacce. Con le accuse alla "vecchia guardia", da parte renziana, di aver liquidato l’Ulivo attraverso la sua sconfitta. Di mancare di lealtà perchè coltiverebbe solo la volontà di farlo cadere. Fino all’accusa di improbabili complotti orditi dal sinedrio degli ex-Presidenti del Consiglio, i cui rancori politici individuali si sarebbero trasformati improvvisamente in delitto collettivo. Il panorama non è meno in ebollizione sul versante delle minoranze. Divise e incerte su tutto. Accomunate però dalle accuse al premier di irriconoscenza verso i "padri". Di rifiutare ogni consultazione o suggerimento. Di insofferenza verso chi sostiene posizioni diverse. Di imitare il centro-destra. E di voler trasformare il pd in una formazione neocentrista. Le minoranze sono state protagoniste di solenni (pen)ultimatum, poi seguiti da clamorosi ridimensionamenti, in parlamento, dei propositi bellicosi. Oggi esse appaiono strette tra sotterranee tentazioni di spallate, sempre smentite. Obblighi di fedeltà alla bersaniana "ditta". Esorcizzate prospettive di irrilevanza. E forse condizionate anche dai timori di possibili rappresaglie renziane in sede di rinnovo delle candidature. Le reciproche incomprensioni appaiono destinate a crescere. La pretesa di lealtà da parte del berluschino tralascia l’altra faccia della medaglia: che è lecito aspettarsela quando il partito non viene trasformato in una caserma ad opinione unica. Con voti di fiducia a raffica. Con oscuri patti politici (con Verdini). Con sedute di direzione utili solo a propagandare decisioni già assunte. O addirittura con indiscrezioni fatte filtrare su decisioni mai prese all’interno. Tutto questo contribuisce ad avvelenare i pozzi, rendendo quasi nulle le residue possibilità di reali avvicinamenti tra le parti. E con l’approssimarsi delle scadenze politiche, forse vi saranno anche giorni più difficili per l’intero pd.
edito dal Quotidiano del Sud

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