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E’ come se si fosse squarciato il velo dell’omertà. Di più: è come se fosse stata espulsa quella impunità diventata costume di una parte della borghesia infetta che ha da sempre goduto di protezioni politiche. Mi riferisco al “Caso Asl”. Dei furbetti di casa nostra, colti con le mani nella marmellata. Naturalmente siamo convinti garantisti e aspettiamo gli esiti del procedimento penale, ma dagli atti della magistratura e dal rigore delle indagini si evince con chiarezza la gravità dell’accaduto. Peraltro condito da una volgarità che mortifica anche chi guarda. Il velo, è giusto dirlo, lo ha squarciato un coraggioso magistrato, Rosario Cantelmo che, coordinando un gruppo di giovani sostituti, sta facendo giustizia di tutto ciò che ha reso torbida e pesante l’aria di questa piccola città. Per anni, a partire dall’urbanistica per finire col commercio, questa realtà di provincia è stata gestita con arroganza e insipienza. Si è costruito sui fiumi, si è fatto di tutto per degradare le condizioni ambientali delle periferie un tempo ubertose, si è consentito che opere pubbliche da consegnare entro un termine preciso potessero essere soggette a slittamenti infiniti con conseguente lievitazione dei costi. Si è fatto ancora di più: il verde, che un tempo era il nostro orgoglio e la nostra cifra distintiva di città interna, è stato massacrato. Tutto questo e altro ancora è stato possibile perché il dominio del territorio era nelle mani di una classe politica che usava il voto di scambio per catturare il potere. E perché no, in alcuni casi anche per accarezzare il silenzio complice di chi amministrava la giustizia. Ma le cose stanno cambiando e, grazie alla Procura, il velo si va squarciando e le malefatte del passato giungono come nodi al pettine. Non si tratta di moralismo qualunquista, atteggiamento troppo facile dopo lo scandalo, ma di ricerca e rivendicazione della dignità identitaria persa quando la città ha iniziato a cambiar pelle e la borghesia di un tempo è stata sostituita dagli amici degli amici che, senza amore né orgoglio per questa comunità, hanno dilapidato un tessuto civile. E’ indubbio che la politica nobile sia quasi del tutto morta: resistono faccendieri che usano la cosa pubblica per arricchirsi. Di conseguenza, il cittadino invoca sempre più l’intervento della magistratura che oggi sa dove mettere il dito e tenta di risanare le piaghe che hanno infettato la città. Tuttavia non bisogna generalizzare: c’è un popolo di formiche che onora il dovere ed è rispettoso dei diritti, che sa rispondere ai bisogni ed è capace di schierarsi dalla parte dell’ultimo. Questa parte di comunità è quella che consegna speranze, che onora la pubblica funzione mettendo in campo l’etica della responsabilità. Che non si è fatta contagiare perché possiede ancora il senso dell’onore. Ma essa corre il rischio di essere demotivata perché l’indifferenza rispetto al malaffare, alle complicità camorristiche, a tutto ciò che non rispetta trasparenza e legalità, impone le regole del gioco. Penso a quel povero operaio delle zone interne della nostra provincia che per ottenere un diritto si sveglia all’alba per raggiungere il capoluogo. Per andare all’Asl, all’Alto Calore, al Comune, alla Provincia o in qualsiasi altro ente che svolge una pubblica funzione. Vedo questo cittadino che ha dovuto rinunciare ad un giorno del proprio lavoro chiedere ad uno sportello di questi enti un servizio che è un suo diritto. E immagino la sua irritazione quando qualcuno con mezzo sorriso gli dice: il dottore è fuori stanza, ora si è assentato, oppure è a colloquio con il direttore, aggiungendo che se vuole risolvere il proprio problema forse è il caso di ripassare in un altro giorno. Si sente deluso e gabbato perché chi avrebbe dovuto garantirgli un diritto di fatto glielo nega perché impegnato a fare la spesa o ad aggiustare le tapparelle di casa o altre cose che col lavoro non c’entrano. E penso ancora, per stare nell’ambito della sanità, alle lunghissime liste di attesa per risolvere un problema di salute. E’ evidente che le assenze camuffate pesano anche su questo, perché se ciascuno facesse con responsabilità il proprio dovere, quelle liste potrebbero avere una pur minima accelerazione. L’inefficienza, la furbizia, il senso dell’impunità sono contrarie alle regole della civiltà. Pur plaudendo all’azione della magistratura e delle forze dell’ordine (pregevole il lavoro fatto dalla Squadra Mobile della Questura di Avellino), è convinzione comune che tutto questo, da solo non basta. Il tizio che davanti alla telecamere mostra il dito della vergogna quasi a sentirsi un eroe, altro non è che il prodotto di un’infezione che può propalarsi. Chi mostra fierezza nel timbrare i cartellini di presenza dei colleghi assenti, convinto di trattare le istituzioni come cosa propria, è un grave esempio di grande immoralità. Tutto questo richiede non solo indignazione ma la riscoperta dell’impegno personale svolto con spirito di servizio. Qui ritorna il concetto di etica, di regola secondo la quale il lavoro deve essere onorato nel comune interesse. Mi rendo conto che non è facile in poco tempo modificare le cose. Sono convinto che il possibile avvento di una nuova classe dirigente possa cancellare quel sistema infetto che ha inquinato la società irpina. Ci vorrà del tempo per riparare i tanti guasti commessi. E’ bene però porre un freno, ora e subito, al sistema di corruzione che ha invaso gran parte della città. Come nel capoluogo dove tutte le opere progettate dal duo Di Nunno-Galasso sono ancora in itinere e si incontrano enormi difficoltà per completarle. Anche qui le responsabilità della politica non sono minori. Soprattutto le responsabilità del Partito democratico che non riesce a definire una strategia di buon governo. p.s. Qualcuno si è risentito che questo giornale abbia pubblicato i nomi degli indagati. E’ nostro diritto- dovere informare avendo una rigorosa documentazione e certezza delle fonti, dare conto al cittadino di quanto accade è il ruolo della stampa. Null’altro. E’ nostro costume attenerci a queste regole elementari. Restare garantisti e informare non sono in contraddizione.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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