E’ la polemica a infuriare sui social all’indomani delle proteste studentesche in diverse città italiane contro le politiche del governo sulla scuola e le spese militari. Da Roma dove migliaia di ragazzi hanno attraversato il centro diretti verso il ministero dell’Istruzione per contestare i provvedimenti di Giuseppe Valditara a Torino dove è stato bruciato un carro armato di cartone contro le spese belliche. Cortei accompagnati in qualche caso da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. A Torino, la situazione più calda con lancio di sassi contro le forze dell’ordine che hanno risposto con gli idranti. Tre minorenni arrestati. A Roma un gruppo di incappucciati ha lanciato bombe carta. A finire sotto accusa le nuove generazioni. Ma i docenti e non solo li difendono, ribadendo la necessità di distinguere chi ha manifestato con civiltà dai violenti infiltratisi nelle manifestazioni.
Giulia D’Argenio, giornalista, sottolinea come “La sorpresa, le condanne, i cori di indignati per i disordini che stanno mettendo a dura prova diverse piazze europee suonano come profondamente ipocriti. Solo i privilegiati, chi ha vantaggio dal mantenimento dello status quo e chi comanda ma si sta dimostrando completamente in balia dello stato delle cose può dichiarare di essere sorpreso e sconvolto per ciò che sta accadendo. A meno che non ci si aspettasse che il gregge andasse incontro al macello in ordinato silenzio. Il vero problema è che difficilmente con questa classe di governo europea e in forza della cultura politica dominante qualcosa possa davvero cambiare. Qui non serve più crescita ma un ribaltamento delle priorità e delle politiche. In Italia, poi, la rabbia montante non appartiene a nessuna parte politica. Meloni non la usi in funzione anti-dem e il campetto degli scappati di casa non cerchi di cavalcare un movimento spontaneo che, come dimostrato dalla discrasia tra i risultati referendari e quelli elettorali, non trova evidentemente rappresentanza in questo ircocervo proto-progressista ripiegato sulla propria autoreferenzialità. La vita di noi persone comuni è divenuta insostenibile e non si vede una luce in fondo al tunnel. E sfido chiunque a negare l’insopportabile ingiustizia di un mondo nel quale la sorte di miliardi di esseri umani viene decisa in doppiopetto in sale vetrate e schermate dalla realtà. Non sarà la violenza la soluzione, ma una soluzione va trovata”.
Margherita Faia, docente al liceo Mancini, punta l’indice contro il “qualunquismo di chi non ha problemi economici e critica con snobismo un po’ gratuito chi è in disagio perché vive un periodo complicato dentro e fuori le mura di casa propria. I ragazzi scesi in piazza non sono tutti politicamente pilotati, fatevene una ragione, soprattutto voi che vedete comunisti che mangiano bambini ovunque. Ad Avellino il corteo degli studenti è stato più che composto, lo stesso dicasi per Napoli. Ieri a Roma ha avuto la meglio la protesta civile. I ragazzi non sono tutti eterodiretti. Condannando le violenze gratuite, lo scrivo a scanso di equivoci, c’è da allargare lo sguardo dell’ orizzonte delle effettive responsabilità, e a buon intenditore poche parole. Credo che chi ha devastato le città interessate non abbia nulla a che fare con gli studenti che desiderano migliorare il loro presente e il proprio futuro. Non ho visto trasmissioni o telegiornali che diano più di una manciata di secondi di spazio temporale alle ragioni di chi manifesta con civiltà. C’ è chi fa fatica a studiare perché i propri genitori non arrivano a fine mese. Questo non va dimenticato. E a Milano i manifestanti pacifici hanno cercato di fare da filtro oppositivo ai violenti, ovviamente senza riuscire. Le colpe di chi devasta non devono offuscare le ragioni di chi vive sulla propria pelle la crisi economica attuale”.

