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Sciopero dei magistrati, l’Anm di Avellino: “Protesta sofferta, ma necessaria”

Un segno di protesta, sofferto ma necessario. Così, in una nota firmata dal presidente Monica d’Agostino e dal segretario Fabrizio Ciccone, la locale Sottosezione dell’ANM esprime la piena adesione allo sciopero dalle attività giudiziarie indetto per la giornata di oggi. Una giornata di sciopero: “per manifestare la contrarietà della Magistratura italiana al disegno di legge costituzionale, approvato in prima lettura dalla Camera dei Deputati in data 16.1.2025, di riforma del Titolo IV della Seconda parte della Costituzione”.

Quali sono gli effetti della Riforma voluta dal Governo Meloni? “La riforma determina- scrivono i magistrati dell’Anm di Avellino – un indebolimento della Magistratura, realizzato essenzialmente attraverso la separazione dell’unico ordine giudiziario mediante la previsione di due diversi C.S.M., uno per i giudici e l’altro per i pubblici ministeri, con un subdolo affidamento della direzione dei due organi alla componente di nomina politica, e mediante l’attribuzione della competenza disciplinare ad un’Alta Corte, che si configura come un tribunale speciale previsto solo per la magistratura ordinaria, nonché del sorteggio per la designazione dei componenti dei due C.S.M. (previsto secondo una chiara logica punitiva solo per la magistratura ordinaria e non anche per le altre magistrature speciali)”.

GIUDICI APPIATTITI SUI PM? FALSO, 40 PER CENTO PRONUNCE SMENTISCONO IPOTESI PM

“I promotori di questa riforma sostengono che l’appartenenza ad un’unica carriera darebbe un vantaggio al P.M. rispetto al difensore dell’imputato, ma il sospetto che il giudice possa favorire coloro che provengono dal suo stesso concorso non ha alcun fondamento, perché i giudici guardano alla rispondenza agli atti e alla logica degli argomenti spesi dalle parti, e non certo alla posizione di chi li propone; se fosse fondato questo argomento, anche il giudice dell’impugnazione non dovrebbe far parte della stessa carriera del giudice del precedente grado di giudizio, ed a smentire un inesistente “appiattimento” dei giudici sulle tesi dei pubblici ministeri è l’elevato numero di decisioni giudiziarie che non confermano l’ipotesi formulata dall’accusa sia in primo grado (oltre il 40%), sia nei gradi di impugnazione in appello e in cassazione”.

IL RISCHIO? PM ASSOGETTATI AL POTERE DELL’ESECUTIVO

“Tuttavia, con il distacco del pubblico ministero dal perimetro della cultura della giurisdizione, appare assai concreto il rischio della costituzione di un secondo e autonomo potere giudiziario, indipendente da ogni altro potere dello Stato e dallo stesso potere pertinente alla giurisdizione in senso stretto, sulla base di un eccentrico e inedito modello nel panorama della giustizia internazionale, nel quale non è dato rinvenire il riconoscimento di un così largo statuto di autonomia e indipendenza a favore di un pubblico ministero “separato” dal giudice e dalla giurisdizione. Con l’effetto collaterale (“eterogenesi dei fini”), certamente non auspicato dai promotori dell’iniziativa riformatrice, di legittimare, con l’ulteriore frammentazione dei poteri dello Stato, l’obiettivo rafforzamento, oltre ogni ragionevole limite, della sfera di influenza nel sistema di giustizia dell’organo di accusa, al quale, munito di ampie risorse investigative e di forti garanzie di autonomia e indipendenza, resta attribuito il ruolo di titolare esclusivo dell’inchiesta e dell’azione penale.La smisurata implementazione della figura e dei poteri di questo organo di giustizia potrebbe a questo punto rendere necessaria l’attivazione di successivi interventi normativi finalizzati in definitiva a ricondurre l’operato del pubblico ministero sotto il controllo, diretto o indiretto, del potere esecutivo, come avviene, del resto, nella quasi totalità degli ordinamenti nei quali il pubblico ministero è separato dal giudice”.

IL DISCORSO DI LEONE NEL 1976: ALLA MAGISTRATURA SERVE CLIMA DI FIDUCIA

“A fronte di un così grave rischio di ridimensionamento del ruolo della magistratura ordinaria, è doveroso riportare alcuni passaggi del discorso – di straordinaria attualità – tenuto dall’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, nella qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, quasi 50 anni fa, in occasione della seduta plenaria del 9 giugno 1976, per la commemorazione del magistrato Vittorio Occorsio, ucciso dal terrorismo di estrema destra durante gli anni di piombo: “Alla Magistratura occorre finalmente dare tutti quegli strumenti operativi che le conferiscono una struttura moderna e quindi agile ed efficiente. … Ma alla magistratura occorre anche dare quel clima di fiducia o di rispetto che consente ai magistrati di operare con serenità. Ed in questo senso mi sembra importante sottolineare che una cosa è la libertà di valutazione sulle decisioni giudiziarie, essenziale in un regime democratico; altra cosa è l’aggressione a cui taluni magistrati vengono sottoposti per informazioni travisate o perfino per faziose impostazioni polemiche. Fiducia e mezzi operativi ai magistrati; ed essi continueranno con coraggio e con fermezza la loro azione al servizio dello Stato democratico”.

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