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Acqua, dal consiglio regionale l’ok a Grandi Reti Idriche Campane: fari puntati delle multinazionali private sulle sorgenti

Nel sistema della Grande Adduzione Primaria anche le sorgenti di Cassano Irpino e di Baiardo a Montemarano del Fiume Calore.

Acqua, la gestione in Campania potrebbe finire ancora una volta nelle mani di multinazionali private.  Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato la costituzione di una società mista pubblico/privata, denominata “Grandi Reti Idriche Campane Spa”, per l’affidamento del servizio idrico integrato della grande adduzione primaria d’interesse regionale).Ma proviamo a leggere nel dettaglio quale futuro ha immaginato per il Sistema della Grande Adduzione Primaria di Interesse Regionale l’esecutivo di Vincenzo De Luca.

Con la delibera n° 399 del 25 luglio del 2024 la Giunta Regionale ha approvato per la gestione della Grande Adduzione primaria di interesse regionale,  la costituzione  di una società a partecipazione pubblico – privata, “Grandi reti idriche Campane Spa ”  e del suo statuto per  la gestione che dovrà amministrare le fonti idriche strategiche della Campania, tra le quali rientrano con l’Acquedotto delle Normalizzazione anche Cassano Irpino (per la sfera di interesse irpino e campano, fatti salvo i diritti dell’Acquedotto Pugliese) e Baiardo a Montemarano, finora gestite dall’Alto Calore Servizi. Alla società,  con un mandato  di 30 anni  e che gestirà e infrastrutture e servizi del  sistema della Grande adduzione primaria, spetterà la  manutenzione degli impianti,  la progettazione di nuove opere e anche la riscossione delle tariffe dei servizi gestiti.

Ma, il blitz estivo messo a segno da De Luca non rappresenta una novità. La delibera  del 25 luglio scorso,  segue a quella varata nel 2022,  quando il Governatore campano, per sollevare dalle difficoltà  economiche dell’Alto Calore,  ha permesso, con una trattativa veloce e per niente difficile, alla Regione  Campania di acquisire le sorgenti di Cassano Irpino e di Baiardo a Montemarano del Fiume Calore. L’impianto del comune dell’Alta Irpinia è stato ceduto, infatti,  su decisione della dirigenza dell’Alto Calore per sollevare dai costi di gestione, che ammontano ad oltre 1 milione e 100mila euro annui per la sola energia elettrica e ad ulteriori 700mila euro circa all’anno tra personale, manutenzioni, riparazioni condotte, materiali, clorazione e analisi di laboratorio.

Una cessione amara, definita dall’allora amministratore unico Michelangelo Ciarcia, come “la perdita di un braccio  per un essere umano”.  E lo è stato, perché  la politica ha scritto la pagina più  brutta per questa terra, considerata la madre generosa  di acqua, ma scippata,negli  anni, del suo patrimonio senza ristori per i territori. Oltre alla centrale di Cassano e i relativi serbatoi e acquedotti della Normalizzazione, Ramo orientale e centrale, alla Regione, infatti, venivano assegnati anche i punti di prelievo dell’energia elettrica a servizio della sorgente del Baiardo di Montemarano e della stazione di rilancio di Zingara Morta a Pontelandolfo. Naturalmente, il passaggio degli impianti comporterà, da parte di Alto Calore  l’acquisto all’ingrosso della quota di acqua prima prelevata a Cassano e Serrapullo attraverso il concessionario Acqua Campania. La cessione da parte dell’Alto Calore di cedere le sorgenti di Cassano e Montemarano alla regione  rappresentano una parte significativa  del prezioso patrimonio di opere e sorgenti confluite nel sistema di grande adduzione primaria.

Una rete di opere  sorgenti ed infrastrutture dal valore  per cui l’affidamento  di gestione, tramite gara, equivale  a ben  138 milioni di euro, su cui sarebbero pronti a concorrere per ottenerne la gestione  colossi come Suez, Italgas e Acea. Ma l’iter conosce un’ulteriore  e decisiva tappa per il lungimirante disegno politico in ambito idrico partorito dal Governatore. Nel 2023 con la delibera n. 312 del 31/05/2023 la Giunta Regionale  decide  di procedere, a una gara a doppio oggetto per l’affidamento a una società mista pubblico/privata  per la  gestione del Sistema di grande adduzione Primaria.

Ma qual è il motivo che induce la Regione ad associarsi con un privato per gestire una parte della grande adduzione in Campania? La risposta è lapidaria: la Giunta regionale campana ritiene che «l’affidamento del servizio idrico integrato della Grande Adduzione Primaria di Interesse Regionale ad una società mista pubblico-privata,possa essere la forma di gestione più indicata. In particolare per il perseguimento dell’interesse pubblico tutelato e che sia preferibile, in particolare per l’orientamento alla performance e per l’aumento degli skills tecnologici, che si tradurrebbero, anche in un miglior accesso alle risorse finanziarie», aggiungendo che «l’individuazione di un socio privato può garantire l’anticipazione del finanziamento di opere a proprio carico salvo garantirsi il recupero di tale anticipazione su base pluriennale».

 E ora  con l’ok del consiglio regionale la gestione  di impianti e sorgenti  di grasnde valore in Campania potrebbe finire ancora una volta nelle mani di multinazionali private. Nel beneventano  si va verso una conferma dell’affidamento per Gesesa/Acea. A Napoli Nord, uno dei bacini più popolati,  si  profila una gestione mista.  Ma anche in Irpinia con l’arrivo di un manager  Ex Gori come Andrea Palomba  nel ruolo di direttore generale potrebbe prospettarsi, in caso  di gara  l’ipotesi di un affidamento pubblico- privato.

Intanto  Il 22 marzo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2025, Solofra ospiterà un convegno promosso dall’Ente Idrico Campano, per mettere al centro del dibattito il futuro della gestione della risorsa idrica in Campania. L’evento si terrà a partire dalle ore 10:00 nell’Auditorium Solofra Service del Centro Asi, e rappresenterà un momento chiave per fare il punto sulle sfide e sui risultati raggiunti.convegno vedrà la partecipazione del sindaco di Solofra, Nicola Moretti, del presidente del Consorzio Asi di Avellino, Pasquale Pisano, dei coordinatori dei sette Ambiti distrettuali Eic e del direttore generale dell’Ente Idrico Campano, Giovanni Marcello. Le conclusioni sono affidate a Luca Mascolo, presidente dell’Ente Idrico Campano, e al governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Sarà un’occasione per delineare il futuro della gestione idrica con un confronto tra istituzioni, esperti e amministratori locali, con l’obiettivo di consolidare un modello che punta su sostenibilità, efficienza e innovazione.

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