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Da dove si ricomincia? Come si mette in scena un film-reality che vada oltre le convenzioni, le frasi fatte, la retorica del momento? La domanda ricorre quando bisogna elaborare uno strappo umano e culturale come quello seguito alla morte del regista Ettore Scola. L’Irpinia, oltre il proscenio nazionale e internazionale, ha avvertito particolarmente la sua mancanza per avergli dato i natali, nella piccola Trevico. Si potrebbe ricominciare da lì, mettendo in moto il meccanismo di quella casa della cultura che è stata destinata a questa mission dalla stessa famiglia, dal padre che così volle, nel suo testamento. I due figli, tra cui Ettore, hanno rispettato ed eseguito le volontà, rilanciando forte il messaggio ad una terra chiusa e aspra: costruite le case del sapere, della conoscenza. non solo museo: queste stanze potranno avere un loro ruolo se saranno riempite di idee, di interessi, di cose positive. una responsabilità davanti alla quale nessuno per la sua parte dovrebbe tirarsi indietro. e se ha un senso quel che si è fatto in vita, allora dovrà avere un senso ancora più compiuto dare fondo a tutte le energie per rimettere in senso il cinema ex Eliseo, per il quale, come ha ricordato il deputato irpino Giancarlo Giordano, Ettore Scola ha dato il suo incondizionato sostegno. non vediamo ancora segnali rassicuranti, che indichino in maniera ferma e decisa (nella pratica) la destinazione di questo centro culturale nel cuore della città di Avellino. così come il nome di Scola è legato alla rassegna “Laceno d’Oro”, altro patrimonio di questa terra e pure dilaniato nel tempo da polemiche e attacchi. E come non pensare al Teatro “Gesualdo”: il faro dell’Irpinia, violato da mani oscure. La preoccupazione di chi si occupa di cose pubbliche, dalla cultura alla politica, dovrebbe essere questa: mettere in scena quel film di cui dicevamo, chiamando a raccolta i giovani di questa terra – quelli che non sono andati o che non vanno via – per invitarli a partecipare alla costruzione delle cose da fare per il domani. Commiati affidati alla stampa e picchetti d’onore servono a coprire la forma. La sostanza si organizza giorno per giorno, ma tenendo fermo il punto a cui si vuole arrivare. Come la lezione di un nobile regista, che ha raccontato e denunciato il nostro tempo di italiani di ieri e di oggi: l’occhio dietro all’obiettivo, il copione scritto che custodisce l’idea, il messaggio che si vuole lanciare, le scene che scorrono. Si può cadere, ma ci si rialza, durante il percorso. Il riscatto deve restare l’obiettivo: quello a cui ha creduto sempre un indomabile animo come Scola, per il suo Mezzogiorno.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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