Nel cuore silenzioso dell’Appennino campano, l’Irpinia si sta rivelando una protagonista sempre più presente nell’immaginario cinematografico italiano. Lontana dai grandi flussi turistici e dalle metropoli sovraesposte, questa terra antica e appartata offre un paesaggio autentico, fatto di borghi in pietra, vallate verdi, boschi fitti, campi coltivati e cime montuose. Ma non è solo la natura a colpire: l’atmosfera sospesa nel tempo, la densità culturale e la stratificazione storica di questi luoghi rappresentano un patrimonio narrativo pronto a essere raccontato attraverso il cinema. Ed è proprio negli ultimi anni che diverse produzioni stanno iniziando ad accorgersene, scegliendo l’Irpinia come set per film, serie TV, documentari e videoclip.
Non si tratta solo di un’operazione estetica. Il cinema cerca luoghi che raccontino storie, che suggeriscano identità profonde, che offrano un volto non convenzionale alle vicende narrate. L’Irpinia, da questo punto di vista, è un territorio ideale. Qui è possibile ambientare drammi familiari, racconti di formazione, ricostruzioni storiche, ma anche thriller o film d’autore dal respiro intimo. Il paesaggio irpino ha una forza narrativa in sé, capace di suggerire conflitto, isolamento, memoria e rinascita. In molti borghi, il tempo sembra davvero essersi fermato, e proprio questa sospensione – che altrove sarebbe assenza – qui diventa potenziale creativo.
Il fascino dell’Irpinia è anche nella sua varietà. Paesi come Calitri, con le sue case abbarbicate sul costone e l’antico borgo fantasma, o Nusco, con i suoi vicoli stretti e l’ampio panorama che si apre all’improvviso, offrono scorci cinematografici unici. Il Lago Laceno, incastonato tra i monti, può trasformarsi a seconda della luce in un luogo idilliaco o inquietante. Le campagne di Montemarano o Gesualdo restituiscono un senso della ruralità profonda e autentica, lontana da ogni cliché. La luce naturale dell’Irpinia cambia con le stagioni e con le ore del giorno, rendendo ogni scena diversa, viva, mai ripetitiva. Questo rende il territorio perfetto non solo per lungometraggi e serie, ma anche per spot pubblicitari e progetti fotografici.
Negli ultimi anni, alcune produzioni significative hanno scelto l’Irpinia per ambientare parte delle loro storie. “L’Arminuta”, film del 2021 diretto da Giuseppe Bonito e tratto dal celebre romanzo di Donatella Di Pietrantonio, ha trovato in Irpinia paesaggi perfetti per evocare l’Abruzzo degli anni Settanta. Non è stato un caso isolato. “I Racconti della Domenica”, pellicola del 2022 diretta da Giovanni Virgilio, ha ambientato alcune scene nel borgo di Gesualdo, valorizzando l’architettura medievale e le atmosfere sospese del paese. Ma non sono solo i film ad aver scoperto questa terra. Anche la RAI ha più volte realizzato documentari e servizi sull’Irpinia, in particolare per raccontare la memoria del sisma del 1980, la cultura contadina e le tradizioni enogastronomiche che resistono ancora oggi. Allo stesso tempo, diversi cortometraggi indipendenti, videoclip musicali e progetti di giovani autori hanno scelto location irpine per sperimentare un cinema personale, libero, visivamente ricco.
A sostenere questo rinnovato interesse c’è anche il lavoro della Film Commission Regione Campania, che da anni promuove le location campane in Italia e all’estero. L’Irpinia ha beneficiato in particolare di attività di mappatura dei luoghi più cinematografici e di semplificazione burocratica per le autorizzazioni alle riprese. Alcuni comuni, come Calitri, Sant’Andrea di Conza e Montemarano, hanno intrapreso percorsi per valorizzare il proprio territorio attraverso il cinema, con iniziative che mettono insieme cultura, turismo e sviluppo economico. In certi casi si è arrivati a forme di residenza per artisti e registi, invogliati a fermarsi, osservare e raccontare l’Irpinia da dentro.
Oggi, parlare di Irpinia e cinema non significa solo evocare un set naturale, ma anche immaginare un laboratorio culturale in evoluzione. Le scuole di cinema del Sud, i festival indipendenti, i laboratori di scrittura e le associazioni culturali stanno creando un tessuto fertile per la crescita di una nuova generazione di cineasti che vede nel territorio non solo uno sfondo, ma una materia viva da esplorare. La sfida, ora, è costruire un sistema più solido: servono infrastrutture, servizi, formazione e politiche di lungo respiro per fare in modo che la vocazione cinematografica dell’Irpinia si consolidi e diventi parte integrante della sua identità contemporanea.
In un’epoca in cui il pubblico cerca storie autentiche e luoghi non convenzionali, l’Irpinia può offrire qualcosa di raro: la possibilità di raccontare il Sud lontano dai luoghi comuni, di restituire al cinema italiano una provincia che non è periferia ma cuore pulsante di storia, emozioni e bellezza. Il futuro dell’Irpinia potrebbe davvero passare anche da qui: da uno sguardo dietro la cinepresa capace di cogliere l’anima profonda di una terra che, silenziosamente, attende solo di essere raccontata.
Stefano Carluccio


