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Puc di Atripalda, stop dal Consiglio regionale. Renzulli (Abc): avevamo ragione noi

Approvato il Regolamento attuativo della Legge regionale n.5 del 2024: il duro commento del consigliere di opposizione

«Sul Puc di Atripalda avevamo ragione noi». L’ultima parola alla lunga battaglia politica sul Piano urbanistico comunale arriva dal Consiglio Regionale che ha approvato il Regolamento attuativo della Legge regionale n.5 del 2024. Ricorda di aver visto giusto fin dal principio, il consigliere comunale di  Abc Atripalda Bene Comune, Roberto Renzulli,  che entra nel fatto: «Quello adottato dalla Giunta il 31 ottobre 2024, era già da cestinare, ora è proprio fuori legge. Abbiamo perso una grande occasione l’anno scorso, quando abbiamo affermato che il Puc non rispettava le normative e che la Legge Regionale 5/2024 metteva definitivamente fuori gioco il piano pensato nel lontano 2011. Noi abbiamo suggerito di ritirarlo. Invece la Giunta Spagnuolo ha pensato di adottare il piano. Una corsa inutile per tentare di inserire 400 nuovi alloggi. Un piano che inseguiva, senza alcun metodo, una speculazione edilizia enorme, che sacrificava 120 ettari di aree verdi e a rischio, accantonando la riqualificazione urbana e abbandonando il green, come invece veniva richiesto dalla legge regionale». Renzulli ricorda come le cautele del caso fossero state espresse nello stesso documento di adozione della Giunta, che nella delibera numero 175 del 31 ottobre 2024 diceva: “..recentemente la Regione Campania con L.R. n.5/2024 ha avviato una riforma della disciplina urbanistica regionale, per la cui concreta applicabilità è comunque necessario attendere l’emanazione dei consequenziali aggiornamenti al Regolamento regionale di attuazione; per altro verso, a seguito delle modifiche introdotte ad opera dell’art.45, comma 1, lett. d), della predetta Legge regionale.
n.5/2024, il termine di cui all’art.3, comma 2, della L.R. 13/2022, per l’adeguamento degli strumenti urbanistici alle disposizioni della medesima L.R. 13/2022 è attualmente fissato al 30 giugno 2025”.

Il Piano, continua a ricostruire i passaggi il consigliere di opposizione Renzulli, fu adottato: «Noi abbiamo fatto le nostre osservazioni e poi fu spedito alla Provincia. Loro convinti in una veloce verifica e approvazione entro il 30 giugno 2025.  Il Piano è ancora in Provincia. Il 16 settembre, giorno di San Sabino, il Consiglio Regionale ha approvato il Regolamento attuativo della Legge regionale n.5 del 2024.
Questo vuol dire solo una cosa: che il Piano Urbanistico Comunale è da cestinare.
Con questo voto si chiude il processo di riforma delle norme del Governo del Territorio della Regione Campania, iniziato con l’approvazione della Legge regionale 13/2022 sulla Rigenerazione urbana.
Il Regolamento approvato aggiorna il precedente regolamento che risaliva al 2011, e fornirà ai comuni indicazioni sulle procedure urbanistiche aggiornate dalla legge 5/2024, e una serie di altri importanti strumenti a disposizione dei comuni e dei tecnici campani, come: la perimetrazione di individuazione del territorio urbanizzato e rurale, lo schema di Regolamento Urbanistico Edilizio Comunale- RUEC; ed infine le linee guida in materia di Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate (APEA)».

Dure le conclusioni di Renzulli: «Le norme c’erano già, le leggi anche, invece di adottare il Puc, dovevano ritirarlo, chiudere per sempre l’era del saccheggio urbanistico promossa nel 2010 e avviare l’iter per un nuovo bando per redigere un piano urbanistico moderno e in linea con norme e leggi. Ora il piano torna nelle man del progettista che porta avanti lo stesso vecchio Puc da quindici anni. A lui il compito di adeguarlo alla legge 5/2024. Altri soldi, altro spreco. Altro danno erariale per le casse del nostro comune.
Dunque era questo lo scopo? Abbiamo proposto un piano già compromesso nel vano tentativo di fare 400 nuove costruzioni in barba alle leggi, ma anche sapendo che se passava il regolamento attuativo poi davamo il nuovo incarico tecnico per adeguarlo?
Ma dov’è il successo della Giunta di Paolo Spagnuolo? Alla fine – conclude – hanno portato a casa l’Imu degli ignari contadini e proprietari dei fondi agricoli, che loro malgrado, si sono visti trasformati gli indici edificatori.
Circa 400 mila euro all’ anno presi direttamente dalle tasche dei contribuenti Atripaldesi, che hanno fondi agricoli che il piano, adottato e ora bocciato, ha però trasformato in zona di espansione edilizia, quel piano che però non vedrà mai la luce, ma che intanto produce Imu grazie alla giunta di Paolo Spagnuolo».

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