Virgilio Iandiorio
Nella ricorrenza della festività di S. Gerardo, 16 ottobre, è quasi doveroso ricordare un giovane di Manocalzati, Angelo Pietro Picone, che fece parte dell’Ordine dei Redentoristi.
Il nuovo Ordine fondato nel 1732 da S. Alfonso si rivolse prevalentemente alle zone delle diocesi più disagiate. L’opera missionaria era intesa dai Redentoristi come presenza viva e attiva nelle comunità dove si recavano.
Per fare ciò i Padri Liguorini (così sono anche chiamati i Redentoristi) dovevano usare una predicazione appropriata all’indole e ai costumi della gente e alla loro mentalità; ma capace di toccare i loro animi, la loro immaginazione. Insomma l’opera missionaria doveva essere semplice, efficace e penetrante. Inoltre le canzoncine, il rosario cantato e altre devozioni, da essi portate, risultavano molto efficaci per la comprensione delle verità di fede.
Il Padre Redentorista Antonio Maria Tannoia, autore Della Vita ed Istituto del Venerabile Servo di Dio Alfonso Maria Liguori, pubblicata in tre volumi a Napoli nel 1798-1802, ha avuto anche il merito di raccogliere delle biografie degli studenti novizi Redentoristi, che si erano distinti nel loro noviziato, tra cui il nostro Angelo Pietro Picone.
Annotava il Tannoia:” Questo pio giovane nacque a Manicalzati [Manocalzati] nella diocesi di Avellino, 21 maggio 1733. I suoi genitori lo mandarono a Napoli a completare i sui studi. Napoli, grande e nobile città, era il luogo di incontro dei giovani studenti di tutto il Regno; sfortunatamente era anche il luogo in cui l’innocenza era messa alla prova. Secondo una sua testimonianza che ha lasciata scritta successivamente, sarebbe caduto in gravi sregolatezze.
Due gravi malattie condussero il nostro novizio alle soglie della morte, tanto da ricevere il santo viatico. Si riprese molto presto; lasciò Napoli nel 1751 dopo quattro anni di permanenza, e ritornò a Manocalzati.
Era il 12 maggio 1752, vigilia dell’Ascensione: “Mio padre, scrive il giovane, si rivolse a me in modo aspro, mostrandomi che la mia vita non era quella di un cristiano. Mi ordinò di andare a confessarmi il giorno dopo, e mi proibì assolutamente di tornare in un luogo dove ho causato scandalo”. Pietro Angelo il 14 maggio chiese accoglienza al convento di Ciorani [[fraz. del comune di Mercato San Severino in prov. di Salerno].
“Si applicò immediatamente allo studio, non trascurando l’esercizio della orazione e penitenza, per cui si venne ad indebolire lo stomaco, non potendo affatto ritenere il cibo; appena mangiava, ributtava immediatamente ogni cosa. I medici gli diedero tutti i medicamenti e confortativi possibili, ma non si trovò rimedio al suo male” (G. Landi, 1967).
Il 21 giugno 1753 venne canonicamente ammesso all’Ordine dei Redentoristi. “Conoscendo egli dunque che al suo male non vi era più rimedio, si uniformò totalmente al divino volere, dicendo che moriva contento, perché moriva colle vesti del ss. Redentore e nella medesima Congregazione.
Alfonso aveva inviato al giovane morente mille benedizioni; S. Gerardo vegliò al suo capezzale nei giorni supremi, raccogliendone l’ultimo respiro.
Una sera, verso mezzanotte, Angelo Pietro chiese del Fratello Gerardo; ma il Fratello Assistente credette bene di non disturbare Gerardo. Lo sapeva ammalato e soggetto agli stessi sbocchi di sangue. Ma, mentre usciva di stanza, ecco incontrarsi con Gerardo che correva al capezzale del malato. Chi lo aveva chiamato? Solo la sua carità.
Con la speranza e la fiducia che il Signore gli avrebbe dato il premio nell’altro mondo, se ne andò al cielo nella età sua di circa 22 anni, di Congregazione circa due e mezzo, il 9 novembre del 1754, nella casa di Caposele”.



