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Quindici, la Cassazione: “Il boss Antonio Cava resta al 41bis. Può mantenere contatti con il clan”

Il boss Antonio Cava detto, detto N’do N’do, resta al carcere duro. Il boss Antonio Cava, detto N’do N’do, resta sottoposto al regime del 41bis. I giudici della Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione hanno deciso che il boss di Quindici deve rimanere sottoposto al carcere duro, dopo aver dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di Cava. L’istanza è stata presentata contro la decisione – arrivata nell’ottobre 2025 – del Tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva confermato il decreto di proroga per altri due anni del regime di 41 bis nei suoi confronti. Il tutto in linea con quanto disposto dal Ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio nel 2024.

Per i giudici della Cassazione: ”non può dirsi venuta meno la capacità di mantenere i collegamenti con l’associazione, ancora composta da soggetti legati alla famiglia di Cava, sia sulla perdurante operatività del sodalizio criminale”. Tutto contenuto in una nota della Squadra Mobile di Avellino del dicembre 2023 e gli elementi contenuti nella nota della Direzione Investigativa Antimafia del marzo 2024. Negativa dunque la risposta rispetto ad “una rivalutazione del complesso vissuto criminale del condannato e un’alternativa ricostruzione delle vicende della sua cosca fino all’attualità; che non risulta alcun elemento concreto che dia dimostrazione della recisione dei pregressi e radicati legami con l’organizzazione criminale”. Cava e’ ininterrottamente sottoposto alla misura del carcere duro dal 2006.

Il 62enne ritenuto dall’Antimafia ancora al vertice dell’omonimo clan, che opera nel Vallo di Lauro con il ruolo di promotore del sodalizio criminale insieme al defunto Biagio Cava, è attualmente detenuto dal 2006 in regime di 41 bis nel carcere de L’Aquila, dove sta scontando una pena di 21 anni, 11 mesi e 15 giorni.

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Michela Della Rocca

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