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Matarazzo: necessario un progetto unitario per valorizzare il patrimonio storico-artistico della città

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E’ una riflessione sul presente e il futuro di Avellino quella che consegna Pasquale Matarazzo, tecnico ambientale e funzionario della Regione,  sottolineando la necessità di un progetto unitario per valorizzare il suo patrimonio storico-artistico: “Giorni fa sono stato a Capua e ho potuto ammirare la bellezza di questa cittadina che non raggiunge i 20 mila abitanti. Capua è storia, c’è tutto per immergersi nel glorioso passato della civiltà dell’antico Impero Romano, dei Longobardi, dei Normanni e del Rinascimento. Parlano i musei meravigliosi pieni di pietre di palazzi importanti, teste in pietra giganti, le Mater Matuta, il meraviglioso Mitreo tra i più belli e conservati al mondo, il vicino, S. Maria Capua Vetere, Anfiteatro Campano secondo in grandezza al gemello Colosseo di Roma, pietre romane innestate in palazzi longobardi e del 600/700 che seguono la vista nei vicoli che si uniscono con sopportici. Palazzi e torri Longobarde, castelli e torri Normanne. Piazzette bellissime con fontane antiche e di arte moderna come quella di dedicata alla Mater Matuta nella quale galleggiano arance degli alberi che la circondano. Ovunque porte di accesso romane, Longobarde, Normanne e rinascimentali vicino le mura. Palazzi nobiliari come quello cinquecentesco della famiglia Fieramosca, Ettore il famoso condottiero italiano, ebbe a Capua i natali, fece la storia, il 13 febbraio 1503 tredici cavalieri italiani, guidati dal Fieramosca, e altrettanti cavalieri francesi, si sfidarono in quella che divenne famosa come “la disfida di Barletta” che vide vincitori i primi, e del 500/600/700 con cortili stupendi e chiese meravigliose Longobarde e Normanne con affreschi dell’epoca e del 600/700 come la Basilica-Duomo dove nella cripta c’è la sorpresa più bella che ha attratto i miei occhi il Cristo deposto scultura del XVIII secolo di Matteo Bottiglieri. Una bellissima passeggiata sul Volturno che purtroppo è inquinatissimo perché siamo vicino la terra dei fuochi, rovinata dagli uomini senza scrupoli che hanno distrutto tanta storia. Infine un bellissimo teatro di fine 700 ristrutturato dalla famiglia Ricciardi ai primi dtl 900. Una cittadina che ha tutto per attrarre turismo e economia eppure c’è degrado, rifiuti ovunque anche nelle fontane. Un anziano signore che mi vedeva osservare si è avvicinato per parlarmi con orgoglio della sua città, dei monumenti, ma ha precisato qui non c’è economia e la colpa è della politica che non ha mai avuto un progetto, una idea e ha dato credito a quanto a malincuore pensavo. Non c’erano ancora le luci di natale, pochi negozi al centro storico e questo signore mi diceva non si mangia tanto bene, diceva: sono stato dalle vostre parti ad Avellino e in provincia e ovunque vado mangio benissimo. Ho voluto raccontare tutto ciò per traslarlo nella mia città”.

Matarazzo sottolinea che ” non basta la storia per dare valore a un luogo, ma ci vuole un progetto unitario che coinvolga istituzioni, cittadini e associazioni. Avellino ha un decimo della storia di Capua che le potrebbe dare numeri da capogiro eppure il capoluogo Irpino, nonostante i problemi, è una città più viva. Lo è ai suoi estremi a Torrette e ad Atripalda, che con l’attuale amministrazione, guidata da Paolo Spagnuolo Sindaco di Atripalda, ha messo in pratica un progetto e funziona, ma non riesce ad attrarre energia dalle estremità. Ha le strutture e non sa fare sistema per un progetto identitario che alimenti anche un turismo da week end, eppure molti gruppi di turisti, grazie a un lavoro oculato degli alberghi e delle guide, soggiornano nelle nostre strutture e sono piene come i b & b. Avellino, non avendo il mare, deve puntare sull’ambiente incontaminato che ancora la circonda, deve essere città dell’accoglienza e dei servizi, non si possono vedere una metro’ che è invisibile e finanziamenti sprecati e le stazioni di bike sharing senza bici. Entrati ad Avellino, da ovest, si deve riprogettare il viale dei platani che era un vanto e che i miei parenti napoletani apprezzavano per la frescura, appena giungevano in città. Vanno riempiti i vuoti degli alberi malati e divelti con nuove alberature, messe panchine e fare un progetto ambientale di recupero rifiuti con macchinari che ricevono metalli e plastica e rilasciano sconti per supermercati o risparmio sulla bolletta della tari anche per pochi euro, è un segnale di civiltà. Va completato il progetto del Fenestrelle con il recupero, di tutti gli spondali dell’ansa del fiume con le tecniche di ingegneria naturalistica e realizzata una pista ciclabile da Torrette a Parco Santo Spirito. Deve infine essere completato il riammagliamento dell’area del centro storico dalla Collina della terra alla Casina del Principe, in un progetto che coinvolga il Teatro Gesualdo e il parco del Teatro e il Conservatorio, corpi non estranei ma fulcri culturali che devono essere legati a piazza castello e ai ruderi del maniero. La Dogana il gioiello, per la sua facciata rinascimentale, diventare non luogo chiuso ma aperto alla città ogni giorno, per ammirare le statue originarie all’interno, vedere ad esempio sempre all’interno su di uno schermo le immagini del sito avellinesi.it dove c’è la storia della nostra comunità e ammirare dal roof garden la città dall’alto, oltre che gli eventi culturali: mostre, presentazioni libri ecc.
Infine piazza Duomo, che ha visto una rinascita ed è stata riqualificata solo trenta anni dopo il sisma, non può vedere ancora quell’area avanti la Cattedrale in quello stato. Va fatto un progetto artistico che richiami la storia della città e chi può farlo è, secondo me, il Maestro Mimmo Paladino che già a Benevento, con l’ Hortus Conclusus, ha inglobato storia e arte ci temporanea, in questo modo si crea anche una connessione tra Avellino e Benevento per visite guidate di svolte di architettura e arte, in questo credo molto in un progetto globale di street art in tutta la città e di simposi d’arte che portino in città artisti a realizzare opere dal vivo che abbelliscano luoghi del capoluogo. Infine ci vuole assolutamente una infrastruttura che manca alla città da 12 anni ovvero la ferrovia che ci colleghi a Salerno e Benevento e le connessioni e servizi con centro città. Una idea progetto che unisca storia, Cultura, servizi e infrastrutture e anche tutta l’area del Partenio compreso il Santuario di Montevergine, con un unico denominatore della città dei servizi e del vivere lento e delle specificità ecco anche questo manca realizzare un contenitore, penso a piazza Kennedy, che diventi un mercato coperto dei prodotti non solo irpini ma campani in modo da attirare in città imprenditori, nei vari campi, da tutta la Campania. È molto lo so ma una idea unica, con il contributo degli ordini professionali, agronomi, architetti e ingegneri, associazioni e lavoratori del settore cultura e comunicazione, può farci sopperire alla poca storia che, come abbiamo visto nel caso di Capua, non riesce a dare valore se non c’è un progetto e soprattutto la volontà di realizzarlo”

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