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Fonderie Pisano, Rifondazione Comunista: basta guerra dei poveri

Arriva dalla segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista una nota sulla dura contrapposizione in atto tra il Comitato “Proteggiamo la Valle del Calore” e gli operai affiancati da alcune organizzazioni sindacali di categoria, inerente all’ipotizzato insediamento delle Fonderie Pisano nello stabilimento ex Arcelor Mittal di Luogosano, “E’ un fatto grave. Le responsabilità sono politiche e ricadono sui governi regionali e nazionali.

Quest’ennesimo collasso occupazionale che coinvolge l’Irpinia è la diretta conseguenza della crisi che da anni colpisce il settore dell’acciaio nel nostro Paese, della mancanza di un piano produttivo di medio e lungo termine e di un’idea di sviluppo inconsistente per il Mezzogiorno d’Italia e per le aree interne.

Noi ci rifiutiamo di alimentare la “guerra tra poveri” in atto. Entrambe le parti in causa rivendicano ragioni valide:
gli operai che hanno perso l’occupazione hanno diritto al lavoro, alla salute e a un reddito dignitoso; i comitati ambientalisti fanno bene a difendere un territorio troppo spesso violentato.

Le Fonderie Pisano portano sulle loro spalle una storia pessima, fatta di inquinamento, malattie, sanzioni e condanne. Il loro piano industriale, non ancora noto, per avere una possibilità deve fornire garanzie a lungo termine, scientificamente certificate e costantemente verificabili anche da una commissione territoriale permanente, composta da organi territoriali di vigilanza, enti locali e comitati di cittadini.

In caso contrario, i lavoratori licenziati dovranno essere ricollocati – previa idonea formazione – in altri siti produttivi, in assenza di ulteriori proposte di riconversione che comunque dovranno necessariamente interessare l’area industriale della Valle del Calore, ma non solo.

Detto ciò, è nostra opinione che il diritto al lavoro, a un reddito dignitoso e il rispetto dell’ambiente debbano essere un impegno comune, anche da parte delle aziende agricole e vitivinicole, alcune delle quali fanno uso di manodopera precaria, se non sommersa, mal retribuita e di pesticidi che danneggiano l’ambiente e la salute dei cittadini.

Le istituzioni regionali e nazionali hanno la responsabilità politica di pensare al futuro produttivo delle nostre aree, che deve essere compatibile con le caratteristiche del territorio e in grado di offrire prospettive occupazionali ed economiche.

La sciatteria, l’incapacità gestionale, il clientelismo e la corruzione hanno prodotto assenza di prospettive, incertezza e sfruttamento. Ciò nonostante, chi dovrebbe dare risposte continua ad agire con indifferenza e senza idee. Noi comunisti non saremo mai complici di questi azzeccagarbugli di manzoniana memoria.

Operai, sindacati, enti locali e cittadini devono unirsi per il futuro. Continueremo ad essere attenti, senza campanilismi e demagogia, affinché questa vertenza si risolva con la migliore soluzione possibile. Ci impegniamo ad aprire, nei prossimi mesi, un dibattito inerente al futuro dell’Irpinia, coinvolgendo i nostri dipartimenti ambiente, lavoro e PMI, esponendo criticità e avanzando proposte concrete”.

 

 

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