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Lauro, favorirono l’immigrazione clandestina: arrivano le richieste di condanna

Otto anni e quattro mesi di reclusione: questa la richiesta di condanna avanzata dal pm antimafia Francesca Fittipaldi nei confronti dell’ ex poliziotto Francesco Bossone, difeso dall’avvocato Walter Mancuso. Bossone è uno degli undici imputati del processo con rito abbreviato nato dall’inchiesta della Procura Antimafia di Salerno culminata nel blitz portato a termine dai militari delle Fiamme Gialle dello scorso 5 marzo nella quale vengono contestati i reati di usura, riciclaggio e fittizi rapporti di lavoro finalizzati a favorire l’immigrazione clandestina nell’ambito delle procedure per il click day.

Il magistrato della Procura Antimafia di Salerno, nell’udienza davanti al Gup Annamaria Ferraioli, ha invocato condanne anche per gli altri partecipi al gruppo e imputati in concorso per l’immigrazione clandestina. A partire dai due anni e quattro mesi chiesti per due imprenditori, una scarcerata dal Gip al termine dell’interrogatorio e difesa dall’ avvocato Sabato Moschiano e l’altro residente nel napoletano e sottoposto ai domiciliari difeso dagli avvocati Umberto Nappi e Francesco Maffettone, che avrebbe concorso con Bossone nel reato collegato al click day. Alla guida del gruppo con base operativa nel comune di Sarno, è stato individuato Massimo Graziano, da tempo residente nell’agro nocerino-sarnese. Per lui è stata invocata una condanna a sedici anni.

L’organizzazione si sarebbe resa responsabile di numerosi reati di usura ed estorsione ai danni di imprenditori e soggetti economici in difficoltà. Parallelamente, attraverso società intestate fittiziamente a terzi, il sodalizio sarebbe riuscito a ottenere finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato, ricavando profitti che venivano impiegati sia per finanziare ulteriori prestiti usurari, sia per acquistare beni e altre utilità. Il meccanismo illecito coinvolgeva alcune società di capitali che gli indagati acquisivano, direttamente o indirettamente, controllandone la gestione e simulando solidità patrimoniale e finanziaria, prerequisiti per ottenere prestiti dalle banche garantiti dal Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese. Dopo aver ottenuto la liquidità, le rate dei finanziamenti non venivano saldate, causando così un danno economico allo Stato, mentre gli indagati traevano profitto distrarre le somme percepite.

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Michela Della Rocca

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