di Francesco Barra
Con la scomparsa del generale Nicola Di Guglielmo, fondatore e presidente della Società Storica Irpina, si spegne l’ultimo esponente di una generazione di eruditi e storici locali che nel secondo dopoguerra ha lasciato contributi e opere significative. Andando assai indietro nel tempo, ricordo di averlo conosciuto nei primi anni Settanta, quando, responsabile dell’Ufficio Legislativo della Guardia di Finanza, aveva frequenti contatti di lavoro al Senato della Repubblica con mio padre Vincenzo, con il quale era particolarmente legato non solo dalla reciproca stima e dalla comune appartenenza all’Irpinia, ma anche dai ricordi dell’immediato dopoguerra, quando Nicola Di Guglielmo, all’epoca giovanissimo studente liceale ad Avellino, aveva partecipato con entusiasmo alla costituzione della DC ad opera di Fiorentino Sullo; il giovane leader democristiano aveva assai apprezzato le doti di intelligenza e di passione dello studente andrettese, al quale aveva preconizzato un avvenire politico. Ma le vicende della vita condussero presto Nicola a scelte diverse, che lo portarono a compiere una lunga e brillante carriera nella Guardia di Finanza, fino a conseguire il grado di generale di divisione dopo aver ricoperto molteplici e delicati incarichi di comando in tutta Italia. Lo rincontrai qualche anno più tardi a Salerno, dove la Scuola di Gabriele De Rosa aveva rinnovato l’interesse per la storia locale, ampliandone prospettive, orizzonti e metodi, coinvolgendo in certo modo anche l’allora colonnello, che, finalmente riavvicinatosi alla sua terra di origine, prese a dedicarsi, come mai aveva potuto fare prima, alla sua storia, e in particolare a quella di Andretta.
Il primo problema che si pose fu quello di rintracciare, recuperare e pubblicare criticamente l’inedito volume manoscritto di Francesco Scandone sulla storia di Andretta (1986). Non fu un’impresa facile, in tutti i sensi, e solo la sua paziente caparbietà gli consentì di ottenere il risultato desiderato, giungendo a ricomporre il testo, assai lacunoso e frammentato, conseguendo così un risultato di tutto rilievo per gli studi provinciali. Ma questa fu solo la prima tappa di un impegno e di una militanza storiografica che non si sarebbe più arrestata, con straordinaria operosità, fino alla morte, e che lo condussero alla fondazione della Pro Loco, alla pubblicazione del periodico “L’Eco di Andretta”, all’organizzazione del Corteo storico, all’indizione delle Giornate Storiche Andrettesi e alla pubblicazione dei loro atti in più volumi, da quello sul 1799 a quello su Francesco Tedesco, che hanno segnato un modello di ricerca storica.
Allargando ulteriormente il suo campo d’azione, nel 1989 promosse la fondazione della Società Storica Irpina, che avrebbe presieduto e diretto sino alla fine, e per la quale spese, con instancabile, feconda e generosa attività, tutte le sue energie e capacità organizzative. Aderii con entusiasmo all’iniziativa, insieme a pochi altri benemeriti studiosi (oggi quasi tutti scomparsi, come D. Nicola Gambino, Gennaro Passaro e Armando Montefusco), anche se non gli nascosi dal primo momento la difficoltà dell’impresa, data la meschinità dell’ambiente e l’assoluta indifferenza degli enti locali per la cultura storica; difficoltà e incomprensioni che, se non valsero mai a scoraggiarlo, non gli risparmiarono però delusioni e amarezze.
In effetti, la sua vocazione più saliente è stata quella di organizzatore e promotore di cultura, che gli derivava anche dalla sua rigorosa forma mentis di militare e uomo di legge, sempre attentissimo alle forme come ai dettagli più minuti. Non è un caso che la morte, del tutto inattesa nonostante la tarda età, lo abbia colto nel pieno del lavoro, mentre stava dando mano a completare quella storia di Andretta alla quale lavorava da una vita, e sulla quale aveva già pubblicato numerosissimi e preziosi contributi, specie relativamente alla preistoria e protostoria. A frenarlo troppo a lungo nel mettere mano ad un’opera organica era stato infatti uno scrupolo eccessivo di completezza, sembrandogli inaccettabile che vi fossero lacune documentarie e cronologiche incolmabili che spezzavano l’unitarietà del percorso storico. E’ auspicabile che questo suo ultimo lavoro, seppure incompiuto, sia pubblicato. Sarebbe il migliore omaggio alla memoria della sua nobile e generosa figura di uomo, di ufficiale e di studioso.


