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Ascoltando Sergio Mattarella, con il suo tono fermo e deciso, sono convinto che egli non arretri. Anzi. Nella sua saggia lezione di democrazia e di libertà continua a lanciare moniti pensando al futuro.

Davanti agli studenti dell’Università di Firenze, il Capo dello Stato ha più volte citato la lezione di Tocqueville, che avvertiva tra i pericoli incombenti quello «inquietante per il nostro tempo, che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista». Aggiungendo poi: «Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione».

Mattarella invita i giovani a scongiurare quella tirannide «cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo che Tocqueville definì magistralmente», concludendo «che si tendeva a far perpetuare l’infanzia dell’uomo».

C’è grande saggezza nel suo dire, ma anche preoccupazione per quanto accade tra gli Stati e, riflettendo sull’aggressione russa all’Ucraina e su quella americana e israeliana all’Iran, egli esprime, insieme a una decisa condanna, la preoccupazione per il fatto che «nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati».

La pretesa è quella di agire al di fuori delle regole degli Stati e degli organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi. Lo sguardo è più che mai rivolto all’oggi. «La contemporaneità — dice il Capo dello Stato — sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali».

Il faro che deve illuminare il futuro — dice Mattarella — sono «i Padri costituenti, che si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla guerra, sofferente e disorientato, una prospettiva di futuro: una società aperta da realizzare insieme, nella condivisione dei diritti fondamentali, nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un benessere fondato sul lavoro e un’economia libera e orientata all’utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle relazioni internazionali».

A me pare che il ruolo che ormai da tempo Mattarella si è assunto, quello di sollecitatore del ritorno alla responsabilità, sia un valore non solo rassicurante, ma soprattutto un’indicazione per i giovani, in particolare per quelli che non hanno vissuto tempi bui, affinché non cedano alle tentazioni di una politica che striscia verso incerti orizzonti.

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Gianni Festa

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