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Dal ricordo di Montefusco, antico cuore del Principato Ultra, ad Avellino, capoluogo che non c’è. Il monito: basta con le divisioni, si cresce insieme

E’ un invito a restare uniti, a non creare contrapposizioni tra capoluogo e provincia, a lavorare insieme per garantire un futuro al territorio quello lanciato nel corso del confronto promosso dall’associazione Insieme per Avellino a 220 anni dal trasferimento del capoluogo del Principato Ultra da Montefusco ad Avellino. Una speranza che è anche un appello perchè Avellino torni a svolgere il ruolo di guida della provincia, un ruolo che sembra aver perso da tempo. Lo sottolinea con forza il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa nell’introdurre l’incontro “I paesi si spopolano mentre il capoluogo arretra, incapace di rappresentare un riferimento per il territorio, senza una visione di sviluppo, tagliata fuori dall’alta velocità. Un arretramento che è certamente anche il risultato delle scelte di una classe dirigente inadeguata, incapace di formulare idee e tradurle in azione”. E’ quindi il sindaco di Montefusco Salvatore Santangelo a ribadire come “Questo anniversario vuole essere un atto di consapevolezza politica e culturale. L’eredità dell’antico borgo, cuore pulsante del Principato Ultra, continua  a vivere nell’architettura e nei suoi tesori che rappresentano per noi una risorsa da valorizzare. Al tempo stesso, siamo convinti che sia necessario ripartire da sinergie con università e cooperative per riuscire ad accedere a finanziamenti e offrire servizi alla comunità”. Tocca, quindi, a Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino tracciare un bilancio di una realtà come quella cittadina che deve ancora fare i conti con criticità legate a trasporti con il mancato completamento dei lavori dell’elettrificazione della linea per Salerno, sanità e acqua. Un viaggio tra memoria e presente affidato ad un prezioso documento video curato da Antonio Di Martino, dedicato al decennio francese ad Avellino, segnato dall’abolizione della feudalità, dalla soppressione degli ordini religiosi, dalla strenua lotta al brigantaggio, che vide tra i protagonisti il colonnello Hugo, papà di Victor ma anche dall’efficace azione amministrativa dell’Intendente Mazas.

Giulio De Angelis, vicepresidente nazionale Federcomated, ricorda come l’Irpinia rivesta un ruolo strategico, epicentro del sistema infrastrutturale della Campania, porta d’accesso verso il Mediterraneo. “La modernizzazione del sistema viario non può non coinvolgere l’Irpinia, a partire dal Lotto Zero che dovrebbe collegare le stazioni di Eboli e Afragola, favorendo la rivitalizzazione della Valle dell’Irno e del Sabato”. Ribadisce come “l’economia non può crescere senza logistica, manifattura e servizi” e ricorda come “entroterra e aree costiere, Nord e Sud del paese devono crescere insieme”. Veronica Barbati, presidente Coldiretti Avellino, pone l’accento sulla lunga strada da percorrere per rilanciare il settore dell’agricoltura “E’ chiaro che paghiamo il prezzo di un contesto internazionale difficile ma anche di classi dirigenti inadeguate. A ciò si affiancano sterili contrapposizioni di parte mentre facciamo fatica a formulare progetti su cui investire i fondi. Oggi più che mai è necessario seguire la strada dell’innovazione e della formazione, creare partnership per lanciare le diverse filiere agricole, superando le divisioni e cercando di trasmettere un racconto diverso del territorio”. Luca Beatrice, presidente Gal Partenio, pone l’accento sul confronto che è alla base di qualsiasi idea di sviluppo e sottolinea l’importanza che una città come Avellino possa interpretare il ruolo di capitale sociale, economica e  morale, tornando ad essere culla di moralità pubblica. “Non possiamo prescindere dalla necessità di uno sviluppo armonico del paese in contrasto con l’idea di un declino inarrestabile, inizialmente sostenuta dal governo, a proposito delle aree interne. Si avverte ,oggi più che mai, l’esigenza di un nuovo meridionalismo. Se è vero che il turismo non può rappresentare la panacea dei mali, è evidente che può innescare un circolo virtuoso. Al tempo stesso, è possibile immaginare una diversa idea di sviluppo, basata sulla decrescita felice, che non insegua efficienza e produttività a tutti i costi. Ecco perchè ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte, immaginando una progettazione che parta dal basso”.

Emilio De Vizia, presidente Confindustria Avellino, non usa mezzi termini “E’ chiaro che quando parliamo di aree interne non parliamo di aree uniformi tra loro ma profondamente diverse. Non possiamo non tenere conto di queste differenze quando facciamo un discorso globale. E per quel che riguarda l’Irpinia, sono convinto che esistano tutte le condizioni per abbattere lo spopolamento. Le infrastrutture in via di realizzazione come la stazione Hirpinia promettono di cambiare la storia del territorio, non ci sarà luogo della provincia che non sia a venti minuti da stazione dell’Alta Velocità. Dobbiamo smetterla di piangerci addosso ed agire, facendo sì che Avellino torni ad essere la locomotiva della provincia, poichè lo sviluppo di una parte del territorio ha effetti positivi su tutti i comuni”. Non risparmia strali, alla vigilia delle elezioni provinciali “Ho sempre immaginato la necessità di due amministratori per ogni macroarea, che garantiscano la tutela del territorio. Poichè è chiaro che non abbiamo bisogno di consiglieri provinciali che siano espressione di questo o quel partito”. Spiega come “Spetta agli amministratori dover decidere su questioni importanti come l’acqua pubblica anche se mi sembra difficile immaginare un futuro per Alto Calore” e chiarisce come “La politica dell’accorpamento dei servizi con l’unione dei Comuni non ha funzionato, se vogliamo salvare i nostri territori dobbiamo immaginare un’unica gestione per i comuni limitrofi”.

Luigi Famiglietti, già deputato e docente di diritto degli enti locali all’Università di Cassino, spiega come “la mancanza dell’Alta Velocità non può essere una giustificazione all’incapacità di svolgere il ruolo di capoluogo. Siamo a mezz’ora da Afragola, dalla stazione di Salerno e dalla stazione Hirpinia. Il problema è che la politica continua ad essere intesa troppo spesso come uno scambio mentre il politico deve avere una visione non legata al contingente ma a ciò che vuole fare del territorio”. Ricorda come la stazione Hirpinia sia stata il risultato di una dura battaglia, frutto dell’emendamento SbloccaItalia e spiega come “I partiti fanno poco per essere credibili  ma ciascuno di noi può scendere in campo, se non trova rappresentanti adeguati”. Chiarisce come il governo Renzi fu obbligato dall’Europa a portare a termine la riforma con la quale le Province diventavano enti di secondo livello con l’elezione del Presidente da parte di sindaci e consiglieri “Ma nel momento in cui le Unioni dei Comuni non hanno dato i frutti sperati e non si è completato il processo di riassetto amministrativo è evidente che non ha senso l’ente Provincia svuotato delle sue funzioni”. E ribadisce come “Avellino deve recuperare il suo ruolo poichè oggi più che mai si avverte l’esigenza di comuni che siano cerniere tra aree metropolitane e piccoli comuni e che possano svolgere il ruolo di cabina di regia nella gestione dei fondi per i piccoli comuni. Al tempo stesso, c’è bisogno di investire in  housing sociale, nel potenziamento dei rapporti con imprese hi tech, di scommettere su innovazione e ricerca, portando corsi universitari e di alta formazione ad Avellino”.

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