di Gerardo Capaldo
“Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” (Gv 11, 1-45)! Quattro giorni dopo il decesso non era facile pensare che il Maestro potesse fare un miracolo. Anche se nei vangeli non mancano narrazioni di altri casi di risurrezione. Persino le sorelle Marta e Maria, che spesso ospitavano Gesù a Betania, a due miglia da Gerusalemme, erano piuttosto incredule.
Storia o mito? Non mancano conferme anche di fonte secolare. “Il loro numero – scrive l’erudito Arthur Pierson – il carattere istantaneo e completo delle guarigioni e l’assenza di qualsiasi fallimento anche nel destare i morti, evidenziano l’abissale differenza fra questi miracoli e i presunti portenti di questa o di qualunque altra epoca”. (“Many Infallible Proofs:” The Evidences of Christianity)
“Nessuna conferma dei miracoli delle Scritture – afferma inoltre Pierson – è più straordinaria del silenzio dei nemici”. I capi giudei avevano motivi più che validi per cercare di screditare Gesù, ma i suoi miracoli erano talmente noti che gli oppositori non osavano negarli. Tutto ciò che potevano fare era attribuirli a poteri demoniaci. (Matteo 12:22-24)
Secoli dopo la sua morte gli scrittori del Talmud giudaico continuavano ad attribuire poteri miracolosi a Gesù ma lo rifiutavano come uno che “praticava la magia”. Avrebbero mai detto questo se avessero potuto considerare i miracoli di Gesù solo frutto di fantasia?
Eusebio, storico ecclesiastico del IV secolo, parla dell’apologeta Quadrato che in un discorso all’imperatore Adriano scrisse: “Quanti furono guariti, risuscitati dai morti, non sono stati visti solo mentre venivano guariti e risuscitati, ma rimasero sempre presenti anche dopo. Se ciò non fosse stato vero, sarebbe stato facilissimo per il governo romano dimostrare la falsità di questa affermazione.


