di Virgilio Iandiorio
In questi ultimi tempi accade sempre più spesso di immaginare colloqui con persone che non ci sono più. Vero è che Ugo Foscolo ha detto che: celeste è questa/ corrispondenza d’amorosi sensi,/ celeste dote è negli umani; e spesso/ per lei si vive con l’amico estinto/ e l’estinto con noi, (Dei Sepolcri vv. 29.33). L’avvicinarsi della Pasqua, giorno in cui quarant’anni fa morì il poeta John Ciardi, si fa più vivo il desiderio d’intavolare una discussione su argomenti letterari con un poeta, che ha lasciato un’eredità artistica di indubbio valore. E poi, quando l’interlocutore, John Ciardi, è legato a te dalla comune appartenenza per antica discendenza al tuo stesso paese, Manocalzati, non vedi l’ora di incontrarlo.
Domanda. Nella sua poesia On passion As a Literary Tradition (Della passione come tradizione letteraria) nel libro Collected poems (a cura di M. Cifelli,1997) leggo: alla domanda di un giornalista che gli chiede quale sia la cosa più importante nell’arte, risponde Lytton Strachey [elegante scrittore e saggista britannico 1880-1932] Passione.
Risposta. lo ho rappresentato Lytton Strachey come ”un anziano signore con la voce intatta / di un fanciullo soprano che risponde trillando con l’unica parola Passione! alla domanda di un giornalista che gli chiede quale sia la cosa più importante nell’arte“.
- Ma qual è la cosa più importante nell’arte?
- R. Vorrei rispondere raccontandole una mia storia, “Quando ho iniziato ad insegnare presso l’Università di Kansas City nel 1940, ho passato un sacco di tempo sui treni, andando avanti e indietro tra Kansas City e Chicago. Con il mio stipendio ho quasi mantenuto le compagnie ferroviarie Atchison, Topeka e Santa Fe.
Mi trovavo spesso in treno con commessi viaggiatori giramondo. Si incontrano lì. Immancabilmente si sarebbe iniziato quasi un rito, un rito molto stretto. E sempre ricorreva la stessa frase di apertura. Essi chiedevano: “Che lavoro fai?” In un primo momento rispondevo inventando delle cose.
Ho avuto la sensazione che ci sarebbero volute troppe spiegazioni per dire su di un treno pieno di venditori che ero un poeta. Ma un giorno, per il gusto di farlo, quando mi venne rivolta la domanda, ” Che lavoro fai?” Ho detto: “Sono un poeta”.
Ho scoperto che ci sono volute molte piccole spiegazioni. È un dato di fatto, ci fu un lungo silenzio. Dopo un intervallo di tempo adeguato alla situazione, sono andato nella carrozza principale della vettura e mi sono seduto. Presto un venditore scivolò sul sedile accanto al mio e cominciò a parlare a bassa voce. Aveva qualcosa che voleva dire a me, ma che non poteva dire davanti ad altri venditori.
Questa esperienza si è ripetuta molte volte. Spesso il venditore aveva una poesia nel suo portafogli. Credo di aver visto alcune delle poesie più miserabili e più ispirate al mondo tirate fuori dai portafogli dei venditori. Immancabilmente avrebbero fatto l’errore terrificante che tutti i cattivi poeti, troppo entusiasti, fanno: presupporre che se l’oggetto della poesia è abbastanza importante, non importa se la poesia sia buona.
Se si può semplicemente prendere l’argomento il più grande possibile e iniziare la poesia “La verità è …,” La bellezza è … “,” La vita è … “, siamo belli e finiti. Temo che una tale poesia è molto probabile che sia un disastro.
La grandezza della poesia non è determinata dalla dimensione del suo oggetto. E’ determinata dalla dimensione della mente che sta cercando di racchiuderlo. Il valore di una scienza non è deciso dalla dimensione dell’oggetto che studia. In caso contrario, i microbiologi sarebbero persone insignificanti e solo i geologi dovrebbero davvero contare. Hanno a che fare con le montagne e interi continenti”.
Fermiamoci qui. Ci sarà modo, io credo, di approfondire il tema della poesia, senza infastidire il poeta e senza annoiare i lettori.


