“Ho provato a raccontare cosa accade quando il meccanismo di una famiglia si inceppa e si raccolgono macerie, frutto delle scelte di coloro che ci hanno preceduto”. Spiega così il regista salernitano Loris Nese l’idea da cui nasce “Una cosa vicina”, in programma martedì 7 aprile, alle 21, al Multiplex di Mercogliano nell’ambito della rassegna promossa dallo Zia Lidia. Presentato alla 82a Mostra del Cinema di Venezia, il film di Loris G. Nese, con le voci di Francesco Di Leva e Mario Di Leva, sceglie di partire dalla tragedia privata legata alla perdita prematura del padre ucciso dalla camorra quando il regista era solo un bambino, facendone il punto di partenza di una ricostruzione della propria identità- “E’ un film- prosegue il regista – che nasce da una storia personale, nella Salerno tra fine anni ’90 e 2000, attraversata da una profonda guerra di camorra, lacerata dalla faida tra due famiglie. In questo contesto ho provato a definire la mia identità, ho seguito le tracce dei tanti racconti di famiglia, passato in rassegna i punti di vista dei telegiornali e consultato materiali giudiziari e ho provato a mettere ordine in questo caos. Un percorso in cui mi hanno aiutato i miei precedenti lavori, cortometraggi che mi hanno permesso di sperimentare linguaggi ma che contenevano già elementi legati alla mia autobiografia”. Sottolinea come “Mi sono reso conto che avevo bisogno non solo di affidarmi a una forma narrativa ma anche di evocare suggestioni che appartenevano all’infilmabile. Mi interessava dare forma a stati emotivi, di qui la scelta di fondere live action con attori e animazione. L’associazione che viene quasi naturale tra animazione e mondo dell’infanzia diventa così strumento per sottolineare l’ingenuità dello sguardo dei bambini ma affrontando anche temi più complessi. L’obiettivo che mi proponevo era quello di andare alla ricerca di una forma di verità, di una soluzione che non arriva mai in modo così chiaro. Andare a fondo delle proprie origini, collegare i punti della propria storia, di un’infanzia così inquieta è molto complesso, io ho cercato di lavorare sulle sfumature, creando un film che andasse al di là di un racconto di periferia già codificato, evitando sia l’eroismo tragico di alcune serie, sia l’appiattimento della cronaca, cercando sempre di muovermi sul terreno dei rapporti umani, interrogandomi sui compromessi che si accettano nella vita di ogni giorno”. E spiega come il titolo ‘Una cosa vicina è un riferimento al tentativo di avvicinarsi a questa verità, senza mai raggiungerla fino in fondo, giungendo a un passo da essa”. Inevitabile il confronto con i personaggi di Gomorra “Ho cercato di consegnare ritratti di uomini e donne che fossero il più possibile vicini alla mia esperienza, la mia una testimonianza in forma di racconto di vita vissuta che racconta l’insediarsi dei sistemi criminali, che vuole porre l’attenzione su certe dinamiche, che si fa denuncia di ogni violenza e chiaramente offre uno sguardo certamente politico”



