Valle Ufita – Riflettori puntati sulla Menarini. L’ennesimo grido di allarme, “che non vuole essere una richiesta di assistenza ma un diritto al lavoro” in una lettera, scritta dalle tute blu della fabbrica flumerese, al Ministro del Mimit, Adolfo Urso. “Perché il tempo è scaduto e non si può continuare in questo modo”. Per questo si rende necessario un incontro, nella Capitale, perché è a rischio non solo il futuro della fabbrica ma anche quello di centinaia di famiglie”. Bisogna, in qualche modo, riaprire la vertenza che, per gli operai e le operaie di valle Ufita, non è stata mai chiusa. Nella lettera inviata al titolare del Mimit, si denuncia una “drammatica situazione che sta sfociano nel silenzio e nell’immobilita’”. E questo nonostante i lavoratori siano stati protagonisti del rilancio di una fase importante: visto che, in un anno, dalla Menarini siano usciti 400 autobus. “Grazie alla dedizione e alla nostra professionalità”. Un lavoro quasi inutile, vista la perdurante carenza di commesse, in un momento in cui si deve rinnovare il parco autobus con i finanziamenti del Pnrr. E mentre resta una promessa la scelta del partner internazionale. Individuato in una grande multinazionale cinese. La Menarini,unica fabbrica che sforna i mezzi per il trasporto pubblico locale, “è strategica per questa provincia. Perché non è- continua la lettera degli operai -solo uno stabilimento ma l’ultimo baluardo industriale”. In un’area, la valle dell’Ufita, già segnata da emigrazione e spopolamento giovanile. Chiudere la Menarini sarebbe come farne “un deserto economico e sociale”. Allora bisogna intervenire subito, questo il tono della lettera inviata ad Adolfo Urso, che dovrà prendere in esame tre “priorità”: prima la verifica dello stato reale degli investimenti promessi dalla Seri Industrial dei “Civitillo brothers”, poi la necessità di chiarire tempi e modalità di ingresso del partner (i cinesi di cui sopra, ndr), decisivo per dare competitività tecnologica al sito, quindi la garanzia del volume delle commesse, che consentirà il rientro immediato dalla cassa integrazione. “Non c’è più tempo da perdere – scrivono le tute blu di valle Ufita -. Non chiediamo assistenza ma il diritto al lavoro”



