Il peso dei conflitti internazionali, con particolare riferimento alla crisi in Iran, continua a farsi sentire sui mercati energetici europei. Secondo gli esperti dell’Istituto austriaco per la ricerca economica (WIFO) e dell’Istituto per gli studi avanzati (IHS), i prezzi dell’energia sono destinati a restare elevati ancora a lungo, con scenari strettamente legati all’evoluzione del conflitto. ()
A evidenziarlo è un servizio pubblicato dal quotidiano Der Standard nell’ambito del progetto internazionale PULSE, che analizza l’impatto economico della guerra sui Paesi dell’Unione europea. Dall’analisi emerge come 22 Stati membri dell’UE abbiano già adottato 120 misure straordinarie, per un valore complessivo superiore ai 9 miliardi di euro, somma che si aggiunge ai circa 13 miliardi di euro di costi extra sostenuti per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio del conflitto. ()
Il dossier offre anche alcuni esempi concreti di intervento nei singoli Paesi. Tra questi figura la Romania, uno dei pochi Stati dell’Unione a disporre di una produzione interna di petrolio. Una condizione che, almeno in una prima fase, le ha consentito di attenuare gli effetti dei rincari registrati altrove. Tuttavia, la produzione nazionale non è sufficiente a coprire il fabbisogno interno.
Per questo motivo il Paese continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni: oltre il 77% del greggio raffinato arriva dall’estero, con il Kazakistan come principale fornitore, seguito da Azerbaigian e Libia. Forte è anche la dipendenza dal gasolio importato, soprattutto da Turchia e Arabia Saudita.
Tra le misure adottate dal governo romeno, il servizio segnala la riduzione temporanea dell’accisa sul gasolio di sei centesimi al litro, introdotta all’inizio di aprile. Un intervento che, secondo le stime, avrebbe generato un risparmio di circa 122 milioni di euro per cittadini e imprese.
Per compensare il mancato gettito, Bucarest ha introdotto un prelievo di solidarietà sulle aziende attive nell’estrazione e nella lavorazione del petrolio greggio. Il contributo scatta nel momento in cui il prezzo del Brent supera i 70 dollari al barile e prevede un meccanismo progressivo, con aliquote comprese tra l’1,5% e il 9,9%.
Gli analisti del WIFO sottolineano come l’incertezza legata alla guerra in Iran continui a rappresentare il principale fattore di instabilità per i mercati energetici europei. In uno scenario pessimistico, il prezzo del petrolio potrebbe spingersi fino a 120 dollari al barile, mentre il gas resterebbe su livelli molto elevati per diversi mesi.



