Ariano Irpino – Le ultime due settimane che separano i cittadini del Tricolle dalle elezioni amministrative, per il rinnovo del consiglio comunale, del prossimo 24 e 25 maggio diventano un’occasione per tirare le somme, capire e scegliere bene chi andrà a sedersi sulla poltrona più alta, seppure scomoda, nelle stanze dell’edificio di piazza Plebiscito. Al netto dei programmi, le strade, il traffico, il sistema viario, e quant’altro, incontri che si intrecciano nelle periferie, tra i candidati sindaci Mario Ferrante, centrodestra, sostenuto da Fdi, Fi, Azione e due liste civiche, Carmine Grasso, leader del campolargo e Roberto Cardinale, voluto dal sindaco uscente Enrico Franza, con tre liste progressiste, e un pezzo di Pd, adesso la “tenzone”, a volte anche poco cavalleresca, entra nel vivo.
Cardinale ha detto che in questi giorni sta vedendo in giro “una grande energia, come quella che ci danno l’affetto e l’entusiasmo di cui ci stanno circondando. Questa è la benzina che ci fa andare avanti. L’affluenza che accompagna i nostri incontri – dice ancora Roberto Cardinale – dimostra che stiamo percorrendo la strada giusta”. Grasso, che dovrebbe guidare come abbiamo detto il campolargo, o almeno una parte, sottolinea come “il vero avversario è il centrodestra ( forse volendo lanciare segnali di pace dopo le incomprensioni, sopratutto iniziali con la lista di Cardinale, ndr). Penso, comunque, che la previsione più possibile sia il ballottaggio”. Cosa che non aggrada, invece, a Ferrante che, bontà sua, aveva dichiarato di vincere già al primo turno. Forse perché, l’intesa che il centrosinistra arianese non ha trovato prima, lo troverà invece dopo con chi perderà.
Comunque, l’ex direttore sanitario dell’Asl di Avellino, aggiunge che “vedo grande interesse delle persone e mi fa piacere perché, secondo me, la politica è partecipazione”. E, riferito ad una campagna elettorale che comunque non risparmia polemiche, e alle quali non ha mai voluto rispondere, adesso sottolinea: “Non rispondo perché per me parlano i fatti, la mia carriera, la mia persona. Piuttosto – conclude Mario Ferrante – mi aspetterei più che altro, dall’altra parte, che mi facessero un report delle cose che hanno fatto”. Non c’è che dire: saranno, indubbiamente, quindici giorni di fuoco.


