Il futuro dei lavoratori dell’Avellino Città Servizi è appeso a un filo in vista della scadenza del 30 giugno. Durante il presidio permanente davanti a Palazzo di Città, i rappresentanti sindacali e i dipendenti hanno espresso la loro frustrazione per lo stallo delle trattative con l’amministrazione commissariale.
Maria Rosaria D’Argenio, dipendente storica dell’azienda, ha illustrato le richieste minime avanzate per evitare la liquidazione immediata: “Chiediamo di firmare i bilanci che hanno predisposto loro stessi e, se possibile, di revocare la messa in liquidazione dell’ACS. In alternativa, chiediamo almeno un rinnovo di un mese, così da consentire al futuro sindaco di poterci aiutare”.
D’Argenio ha poi sottolineato l’amarezza per il trattamento ricevuto dopo tre decenni di attività:
“Ci stanno distruggendo sia moralmente che fisicamente. Non è giusto giocare con il nostro lavoro dopo 30 anni di servizio al Comune. Siamo stanchi”.
E ancora, Paolo Sarno (CISAL), spiega come l’azienda copra compiti essenziali che il Comune non potrebbe gestire autonomamente: “Il lavoro degli ausiliari del traffico non riguarda soltanto il controllo della sosta, ma anche attività di custodia e vigilanza, rispetto alle quali il Comune al momento non ha personale con compiti che possano effettivamente adempiere a queste necessità”.
Sarno ha inoltre espresso fiducia nei confronti dei futuri scenari politici: “Crediamo che le promesse di impegno, soprattutto da parte di coloro che hanno inserito questa vicenda all’interno del loro programma, siano reali e realistiche”.
Luigi Ambrosone, segretario Filcams CGIL, ha puntato il dito contro l’assenza della commissaria prefettizia ai tavoli tecnici, parlando di una situazione che si trascina da troppo tempo: “Noi ci siamo già incontrati due volte con il Comune, ma sempre con l’assenza della commissaria prefettizia, che è la persona che ha in capo le decisioni da prendere. Quello che non riusciamo a spiegarci è come mai non si riesca a trovare tutti insieme una soluzione. Ci stanno prendendo in giro da sei, sette, otto mesi”.
Infine, Ambrosone ha chiarito la natura della protesta, sottolineando il senso di responsabilità dei lavoratori verso la città: “Noi abbiamo dichiarato lo stato di agitazione. Non abbiamo dichiarato sciopero né altro, anche perché crediamo che l’ACS debba lavorare fino all’ultimo giorno”.


