Un originale spazio di dialogo tra letteratura, memoria autobiografica, fotografia, etica, identità territoriale e innovazione tecnologica. E’ il senso del secondo appuntamento della rassegna culturale INTRECCI 2026, tenutosi il 20 maggio presso la Sala Penta della Biblioteca Provinciale “Scipione e Giulio Capone” di Avellino, che ha proposto al pubblico l’evento Radici, dedicato alla presentazione del volume Radici e algoritmi. Memorie di un figlio del Sud di Massimo Montanile e all’inaugurazione della mostra fotografica Radici di Anna Giulia Pagliuso.
L’incontro, con il patrocinio morale della Regione, della Provincia e dell’Università di Salerno, si è configurato come una riflessione corale sul rapporto tra radici culturali e trasformazioni del presente, mostrando come il dialogo tra umanesimo e innovazione possa rappresentare una chiave interpretativa efficace per comprendere il nostro tempo.
Ad aprire i lavori è stato il professor Rino Caputo, componente del Comitato Scientifico di INTRECCI e autore della prefazione al volume. Nel suo intervento introduttivo, Caputo ha evidenziato come Radici e algoritmi non sia soltanto un racconto autobiografico, ma una narrazione capace di mettere in relazione memoria individuale e storia collettiva, esperienza personale e trasformazioni sociali. La riflessione sul passato diventa così uno strumento per comprendere il presente e immaginare il futuro, secondo quella logica degli “intrecci” che ha dato vita all’associazione stessa.
Attraverso un videomessaggio, la giornalista culturale Floriana Guerriero ha proposto una lettura complessiva dell’opera, descrivendola come il racconto di una vicenda personale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana. Dall’infanzia irpina agli anni della formazione, dal terremoto del 1980 all’avvento dell’informatica, dall’esperienza professionale in Olivetti, Telecom Italia ed Elettronica Group fino alle più recenti riflessioni sull’Intelligenza Artificiale e sulla cybersicurezza, il volume è stato presentato come un percorso nel quale innovazione tecnologica e dimensione umana rimangono costantemente intrecciate.
Particolarmente significativa è stata la riflessione proposta da Padre Michele Bianco, che ha interpretato il libro come un dialogo continuo tra radici e algoritmi, tra umanesimo e scienza, tra memoria e futuro. Attraverso riferimenti filosofici, biblici ed ermeneutici, Bianco ha letto il percorso narrativo di Massimo Montanile come un’esperienza di ricerca identitaria nella quale le radici non sono elementi statici, ma realtà vive e dinamiche, capaci di accompagnare l’individuo lungo tutto il proprio cammino esistenziale. L’intervento ha inoltre evidenziato il valore etico dell’opera e la sua capacità di proporre una visione della persona fondata sulla responsabilità, sul dialogo e sulla dignità umana.
La professoressa Florinda Nardi, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Roma Tor Vergata, ha offerto una lettura letteraria del volume, soffermandosi sulla pluralità dei registri narrativi e sulla natura profondamente relazionale della scrittura autobiografica. L’opera è stata descritta come un intreccio di generi – romanzo, autobiografia, memoria familiare e riflessione saggistica – nel quale l’identità dell’autore emerge attraverso il dialogo costante con le persone, i luoghi e le esperienze che hanno contribuito alla sua formazione. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dei paratesti, alla copertina fotografica e alla collaborazione con Milena Montanile, elemento essenziale nella costruzione dell’opera.
L’intervento di Milena Montanile ha riportato il pubblico alla dimensione affettiva che ha generato il libro. L’opera è stata presentata come un omaggio alla memoria dei genitori e, in particolare, alla madre, che aveva lasciato ai figli un vero e proprio testamento spirituale fondato sui valori dell’equilibrio, della forza, della coesione e della condivisione. Il lavoro di scrittura è diventato così anche un percorso di ricostruzione della memoria familiare e di rafforzamento dei legami tra i membri della famiglia stessa.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Gennaro Iannarone, che ha proposto una riflessione sul significato delle scelte compiute lungo il corso della vita. Attraverso una metafora che divide l’esistenza in un giorno, una notte e un nuovo giorno, Iannarone ha invitato a interrogarsi sul rapporto tra ruolo professionale e identità autentica, ponendo al centro della sua riflessione la dimensione profondamente umana che emerge dal libro.
Nel suo intervento conclusivo, Massimo Montanile ha ringraziato relatori, istituzioni e pubblico, soffermandosi sul significato più profondo dell’opera. L’autore ha ricordato come il libro sia nato dal desiderio di lasciare ai propri figli e alle future generazioni non soltanto un’eredità materiale, ma soprattutto una testimonianza di valori e di esperienze vissute. La riflessione si è poi estesa al rapporto tra uomo e tecnologia, evidenziando come l’Intelligenza Artificiale rappresenti una straordinaria opportunità ma richieda, al tempo stesso, una forte capacità critica e una costante attenzione alla dimensione umana.
Montanile ha inoltre richiamato il significato culturale di INTRECCI, invitando tutti coloro che condividono questi valori a partecipare attivamente alla vita dell’associazione e a contribuire alla costruzione di una rete culturale fondata sul dialogo, sulla collaborazione e sulla crescita reciproca.
Momento conclusivo della mattinata è stata l’inaugurazione della mostra fotografica Radici di Anna Giulia Pagliuso. La mostra resterà aperta fino al 14 giugno.
Nel suo intervento, l’autrice ha illustrato il significato del progetto espositivo, nato da una riflessione sul concetto di radice come memoria, legame, appartenenza e identità. Attraverso paesaggi, dettagli naturali, luci, ombre e riflessi, le fotografie invitano il visitatore a guardare oltre l’apparenza delle cose e a interrogarsi sulle connessioni invisibili che uniscono persone, luoghi ed esperienze.
La mostra si pone così in naturale continuità con i temi del libro, offrendo una traduzione visiva della ricerca di senso, appartenenza e memoria che attraversa l’intera opera di Massimo Montanile.
L’incontro si è concluso con la visita alla mostra e con un momento di dialogo informale tra relatori, autori e pubblico, confermando ancora una volta la vocazione di INTRECCI a creare spazi di confronto capaci di mettere in relazione discipline, generazioni e sensibilità differenti.





