Enrico Dall’Oglio
Scrivere di uomini che hanno lasciato un’impronta di sé non è impegno da prendere alla leggera.
Nino Lanzetta, che a Castelvetere sul Calore era nato nel 1938, aveva respirato e amato quella terra e l’Irpinia tutta, con le sue tradizioni, i suoi cambiamenti e le sue contraddizioni, di cui era profondo conoscitore e osservatore critico.
Quella di Nino è stata una vita di impegno. Aveva dovuto cominciare a lavorare presto, da ragazzo, per aiutare la madre rimasta vedova e i fratelli, ma il desiderio di proseguire gli studi non lo aveva mai abbandonato e si era laureato in legge.
A Castelvetere aveva conosciuto sua moglie, Fernanda, e a Manocalzati aveva cresciuto i figli, Dora e Luca, che hanno costruito il loro percorso professionale e personale a Milano, ma nella casa di famiglia vengono appena possono.
Anche Nino, per via della sua professione di dirigente presso l’INPS (era stato inoltre battagliero responsabile sindacale), aveva dovuto trasferirsi con la famiglia prima a Torino, poi a Salerno. Ma era ritornato stabilmente nella sua Irpinia dopo la pensione e vi aveva cominciato una seconda vita, conseguendo anche una laurea in scienze politiche, dedicandosi a scrivere libri sulla storia del territorio e della sua comunità, biografie di Irpini illustri – a cominciare da quella su Fiorentino Sullo di cui, giovanissimo, era stato collaboratore – e divenendo commentatore della politica locale e nazionale sullo stesso prestigioso giornale che ora gli dedica questo ricordo.
Era ruvido, Nino, ma era un uomo generoso. E quei suoi occhi azzurri penetranti avevano osservato tanta varia umanità, di cui scriveva dal suo studio di Manocalzati tappezzato di migliaia di libri.
Amava viaggiare, fare fotografie, cucinare il pesce. E amava i nipoti: forse gli ricordavano quando, da bambino, scorrazzava libero per Castelvetere, nonostante quell’ordigno della Seconda Guerra mondiale che gli aveva ferito la manina. E amava aiutare sempre qualcuno.
E’ mancato poco più di un anno fa, dopo una breve e grave malattia, raccomandandosi per la sua Fernanda, certo di ricongiungersi con il proprio padre, al quale aveva dedicato una toccante biografia, e, ne sono sicuro, un po’ stupito di non poter vivere almeno una terza vita.



