I soldi erano interrati, custoditi in sacchetti neri della spazzatura o in pentole, accuratamente nascoste anche queste sotto terra. Milioni di euro suddivisi in mazzettte da cinquanta euro.È il tesoro, sequestrato, di un’organizzazione criminale specializzata nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il loro compito era vendere permessi di soggiorno, pagati a caro prezzo.
L’operazione dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro e dei Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno ha portato all’esecuzione di un’ordinanza applicativa delle misure cautelari personali nei confronti di 22 persone, 18 sono finite agli arresti domiciliari, per altre 4 è scattato l’obbligo di firma, accusate, a vario titolo, anche del delitto di associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini, svolte sulla base di intercettazioni telefoniche e telematiche, hanno consentito di ricostruirei i ruoli di soggetti coinvolti nell’associazione per delinquere
Il provvedimento, emesso dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Salerno, è stato eseguito nelle province di Salerno, Napoli, Avellino, Benevento, Campobasso, Roma, Ancona, Pisa, Savona e Brescia. L’inchiesta è lo sviluppo di una indagine che aveva già portato al sequestro di ingenti somme di denaro contante. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’organizzazione sarebbe stata in grado di operare sia in Italia che all’estero, generando un volume di affari illeciti quantificato in diversi milioni di euro.
Al centro del sistema vi sarebbero centinaia di cittadini extracomunitari, prevalentemente provenienti da Marocco, Bangladesh e India, che avrebbero versato somme elevate per ottenere un valido titolo di soggiorno in Italia attraverso richieste fittizie di nullaosta al lavoro nell’ambito dei decreti flussi ed emersione. Le pratiche sarebbero state presentate utilizzando aziende compiacenti o create appositamente e con il coinvolgimento di professionisti e intermediari.
Le indagini avrebbero ricostruito una rete composta da cittadini stranieri con il ruolo di intermediari, datori di lavoro che dietro compenso avrebbero attestato falsamente il possesso dei requisiti necessari e liberi professionisti incaricati di predisporre la documentazione. Contestato anche il presunto inoltro telematico, dietro pagamento, delle richieste di rilascio dei nullaosta durante i cosiddetti “click day”.


