La verità giudiziaria sulla morte delle quaranta persone precipitate il 28 luglio di tredici anni fa a bordo del bus dal viadotto “Acqualonga” dell’A16 Napoli-Canosa nel territorio del comune di Monteforte Irpino (Avellino) è stata consegnata definitivamente nell’aprile dell’anno scorso dai giudici della Corte di Cassazione: nove condanne, a partire da quella a sei anni di reclusione per l’ex Ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, che in primo grado, nel processo di Avellino, era stato assolto. Le vittime tornavano a Pozzuoli (Napoli), dove risiedevano, dopo una gita di alcuni giorni nei luoghi di san Pio da Pietrelcina.
Nel pomeriggio, le vittime sono state ricordate davanti al monumento eretto ai piedi del viadotto dai sindaci di Monteforte Irpino, Fabio Siricio, e dal sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni.
Simona Del Giudice, sedici anni, fu la vittima più giovane della strage di Acqualonga, la più grave tragedia autostradale della storia italiana, avvenuta nel tardo pomeriggio di una domenica di tredici anni fa sul viadotto dell’A16 Napoli-Canosa, all’altezza di Monteforte Irpino, in provincia di Avellino. Insieme ai genitori tornava a casa, come le altre 39 vittime, a Pozzuoli (Napoli) dopo la gita di alcuni giorni trascorsi nei luoghi spirituali di san Pio da Pietrelcina: in ospedale lottò per giorni tra la vita e la morte, ma dovette arrendersi per le gravissime ferite riportate nel volo di quaranta metri all’interno del bus che finì nel vuoto dopo aver travolto le barriere del viadotto.
Sopravvisse invece Francesca, di appena tre anni, che il padre salvò tenendola stretta a sé durante il tragico volo. Anche a loro è stato rivolto il commosso ricordo che, come ogni anno, i sindaci di Monteforte Irpino, Fabio Siricio, e di Pozzuoli, Luigi Manzoni, insieme ai familiari e ai sopravvissuti, insieme a numerosi sindaci irpini e rappresentanti delle istituzioni, dedicano a quanti persero la vita. I loro nomi sono stati scanditi davanti al Monumento della Memoria, posto ai piedi del viadotto, da Anna Nardone e Domenico Cerullo.
Il raccoglimento davanti alla stele è stato introdotto dal parroco di Monteforte Irpino, don Diego Antonio Della Bella.
Alle vittime è stato anche dedicato il concerto per violoncello e pianoforte di Teresa Vallese e Michele Ruggiero. Arianna Adamo aveva dieci anni. Venne estratta dalla lamiere da Emilio Matarazzo, Vigile del Fuoco in servizio ad Avellino che accorse con altre centinaia di soccorritori ai piedi del viadotto. Da allora, ogni anno, si ritrovano insieme per ricordare le vittime e per riabbracciarsi: insieme, hanno piantato un ulivo al lato del monumento alle vittime. L’incidente si verificò per la rottura del giunto cardanico del bus con la conseguente perdita dell’albero motore che a sua volta determinò il blocco dell’impianto frenante del mezzo che aveva già percorso oltre 800 mila chilometri e che sarebbe risultato privo della revisione: l’autista, Ciro Lametta, fratello di Gennaro, proprietario del bus condannato in via definitiva a nove anni di reclusione, tentò ogni manovra per fermare l’automezzo che però, mentre imboccava il viadotto, travolse le barriere e finì nel vuoto. I processi avrebbero poi accertato che i perni metallici che ancoravano le barriere di sicurezza erano completamente corrosi dal sale utilizzato nei mesi invernali contro il gelo e mai sottoposti a verifiche e sostituzione.
















