Processo lampo per undici indagati a vario titolo del concorso nell’omicidio di Ottavio Colalongo, ucciso da un commando di sicari io 17 dicembre 2025 a Scisciano. Il pm antimafia Henry John Woodcock, il magistrato antimafia che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Castello di Cisterna, ha firmato una richiesta di giudizio immediato per gli indagati, tra loro c’e’ anche Bernardo Cava, alias Alduccio, l’esponente della famiglia di quindici che avrebbe guidato la staffetta che da Mugnano del Cardinale aveva spostato il killer prima nel nolano e successivamente poi grazie all’appoggio di altri soggetti, nella zona del raid. La prima udienza per l’omicidio sarà celebrata davanti ai giudici della III Sezione della Corte di Assise di Napoli il 16 settembre.
Alla svolta nelle indagini e al decreto di fermo disposto dal pm antimafia Henry John Woodcock un mese dopo il delitto si era giunti grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. I militari avevano provveduto al rinvenimento poco distante dal luogo del delitto, avvenuto il 17 dicembre scorso, oltre che della moto abbandonata dai killers anche di un telefono e delle chiavi di una vettura che doveva essere utilizzata per la fuga. I militari dell’ Arma hanno ricostruito il percorso della “staffetta” che da Mugnano del Cardinale, guidata dal 54enne Bernardo Cava, aveva condotto uno dei presunti autori del delitto, il latitante Antonio Aloia (arrestato in un blitz degli stessi Carabinieri di Castello di Cisterna dopo qualche giorno) nel nolano prima dell’ agguato. Proprio oggi davanti ai giudici della Dodicesima Sezione del Tribunale del Riesame di Napoli c’è l’udienza di rinvio dalla Cassazione ottenuta dalla difesa di Cava Bernardo, il penalista Claudio Frongillo, che ai giudici del Tribunale del Riesame riproporrà le motivazioni per cui non è stato ritenuto dalla Cassazione adeguatamente motivato il ruolo e la partecipazione consapevole di Cava Bernardo al delitto.
Il delitto secondo gli inquirenti sarebbe maturato nell’ambito di uno scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano.Secondo l’accusa Cava, legato agli Aloia dal 2006, avrebbe fatto da staffetta al trasferimento del killer prima dell’omicidio. Avrebbe prelevato il latitante Aloia da Mugnano del Cardinale e lo avrebbe condotto nei pressi del luogo dove era stato dato appuntamento a Ottavio Colalongo.Le indagini hanno ricostruito un omicidio pianificato nei dettagli ed eseguito su ordine dei vertici di un gruppo criminale, oggi già detenuti. Un delitto che matura all’interno di uno scontro feroce tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano, tasselli strategici di una mappa criminale ben più ampia.Da una parte la federazione composta dai gruppi Luongo, Covone e Aloia, dall’altra, invece, il gruppo Filippini, di cui Colalongo faceva parte. Un conflitto che non conosce confini comunali e che, come emerge dall’inchiesta, si estende ad Afragola, Acerra e fino a lambire la provincia di Avellino, attraverso un sistema di alleanze e contrapposizioni che ridisegna gli equilibri della camorra nell’area nord di Napoli.
La sera del 17 dicembre Colalongo era in sella al suo scooter Honda SH quando i killer lo hanno affiancato. I primi colpi lo hanno fatto cadere. Poi l’esecuzione: un ultimo colpo di pistola al viso, quando era già a terra.



