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Clan Sangermano, la Cassazione respinge i ricorsi e conferma le condanne dopo il blitz nel Vallo di Lauro

La  Corte di Cassazione conferma la condanna dei vertici del clan Sangermano: rigettati tutti i ricorsi dopo il blitz dei Carabinieri e della Procura Antimafia a Vallo di Lauro nel novembre 2022.

La V Sezione Penale  ha respinto  i ricorsi presentati dai legali del boss  Agostino Sangermano,  di Buonincontri Giuseppe, Nappi Paolo, Sepe Onofrio e Sepe Salvatore. Questi ultimi due in Appello avevano ricevuto uno sconto di pena per l’assoluzione rispetto ad alcuni capi di imputazione. Per tutti gli altri c’era stata la conferma della sentenza Gup del dicembre 2023. Nello specifico, per i giudici della Cassazione, come gia’ per quelli di Appello: ” la strumentalizzazione del nome del Sangermano si è rivelata efficiente nel piegare la volontà delle vittime senza necessità di fare ricorso ad alcuna forma di intimidazione esplicita” a testimoniarlo le dichiarazioni delle vittime degli episodi estorsivi.

Per i giudici della Suprema Corte: secondo la sentenza impugnata, infatti, l’associazione ha una propria mafiosità che manifesta all’esterno, in modo autonomo, pur avvalendosi anche dell’assoggettamento già realizzato nel territorio nolano, dalle singole mafie storiche, in quanto opera, in modo distinto rispetto a queste ultime e mantiene, rispetto ad esse, una propria autonomia gestionale ed economica.Per i giudici ” è stata valorizzata la forza intimidatrice costruita anche sulla fama criminale del capo famiglia e sui collegamenti di questi con le famiglie camorristiche di origine, secondo le propalazioni dei collaboratori di giustizia. In base a queste sono state riconosciute a Sangermano Agostino non solo la professionalità criminale propria di chi appartiene a un gruppo organizzato ed esercita la propria influenza su un determinato territorio, ma altresì il ruolo di protettore/regolatore, in grado di assicurare le pretese criminali degli altri gruppi criminali.Secondo la sentenza impugnata, le prove acquisite nel presente giudizio offrono la prova della sussistenza degli elementi costitutivi che caratterizzano un’associazione di stampo mafioso”.

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