di don Gerardo Capaldo
Società liquida, pensiero debole, crollo delle ideologie, post modernità, post-verità. Dove si andrà a finire di questo passo? Crisi dei valori, famiglie allo sbando, cronache quotidiane infarcite di orrendi delitti, esempi poco lodevoli della classe politica, genocidi e terrorismo, globalizzazione dell’indifferenza e fanatismi estremi che stravolgono la stessa fede in Dio.
Chi ci salverà? “Perché – spiegava Benedetto Croce –non possiamo non dirci cristiani“. “Il vangelo delle beatitudini – rilevava Gandhi – è l’espressione più alta del pensiero umano”. Anche persone non credenti ma di elevato ingegno hanno dovuto riconoscere l‘assoluta grandezza del messaggio di Gesù, nonostante la sua complessità.
“Nulla io posso, nulla io so, nulla io sono, ma sulla tua parola come Pietro, m’immergerò come Pietro in questo mare”. Un centinaio di cantori facevano risuonare questi versi tra le volte della chiesa di Torre del Greco, dove San Vincenzo Romano aveva svolto il suo ministero parrocchiale. Un evento che vedeva riuniti quasi tutti i vescovi e i presbiteri della Campania.
Versi che riportano una scena particolarmente suggestiva. La barca con i discepoli distava qualche miglio da terra ed era agitata da un forte vento. Verso la fine della notte Gesù apparve ad essi camminando sul mare. Signore, gridò Pietro, se sei tu comanda che anch’io venga da te sulle acque. Pietro seguì l’invito ma presto cominciò ad affondare gridando: Signore salvami!
Gesù stese la mano e gli disse: Uomo di poca fede perché hai dubitato? E appena giunti sulla barca i discepoli “gli si prostrarono davanti, esclamando: Tu sei veramente il Figlio di Dio!” (Mt 14,22-33). Gli uomini di poca fede non sono pochi. Non mancano momenti di incertezza, di precarietà culturale, di relativismo morale e di meschina autoreferenzialità. “Signore – dirà Pietro in un’altra circostanza – da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”.



