A intervenire nel dibattito sul Partito Democratico, a partire dall’editoriale del direttore Gianni Festa ,”Pd, un partito in agonia perenne”, pubblicato in data 2 agosto, è Antonio Gengaro.
Pubblichiamo di seguito il suo contributo.
Cosa dovrebbe essere il PD, il maggiore partito progressista del nostro Paese? Il perno dell’alleanza di centrosinistra che si candida per il governo in alternativa alla destra. Intanto dovrebbe essere una comunità pensante, plurale, democratica, che determina le proprie politiche in processi di partecipazione e di reciproco ascolto. Gli iscritti dovrebbero avere un ruolo fondamentale perché dal basso possono contribuire a costruire la linea del partito, in un processo piramidale, dalla base al vertice. Con tutti i limiti, l’esperienza del Partito Democratico in Italia rimane tra le poche che cerca ancora di coniugare la militanza tradizionale, a partire dall’attività nei circoli, con altre forme di partecipazione legate anche all’uso delle nuove tecnologie. Ho sempre ritenuto che la trasparenza nel tesseramento sia la precondizione necessaria per far vivere, nella legalità, la nostra comunità. Ciò si può ottenere come prevede lo Statuto ed i regolamenti attraverso assemblee pubbliche in cui si dibatte e ci si iscrive o online, purché l’adesione sia strettamente personale. In Irpinia tale processo è sempre stato opaco. Qualcuno ancora ricorda, nello spazio di una mattina, i 14.000 iscritti di Ermini? Anche per questo il partito è sempre più condizionato dalle cordate. Chi rappresenta le Istituzioni, attraverso il sistema di potere politico ed economico sul territorio, riesce a condizionare la vita del PD, dalle sue fondamenta. Nell’ultimo congresso provinciale, nel quale ho concorso a sbagliare, con una intesa unitaria, si sono eletti gli organismi dirigenti, si è eletto un segretario, ma via Tagliamento rimane un luogo chiuso, per certi versi anche ostile. Non si discute, non si delineano politiche per il futuro dell’Irpinia, non si seleziona nuova classe dirigente, non si costruisce un sentimento ed una strategia dell’alleanza, dello stare insieme per far progredire la comunità. In uno scatto di orgoglio e responsabilità, in zona Cesarini e con qualche sacrificio, si è costruita la coalizione per la guida del capoluogo. Poteva essere un nuovo inizio per il centrosinistra in Irpinia, ma un attimo dopo, alla Provincia di Avellino, ha prevalso la logica del conformismo, della trasversalità, della convenienza. Se la linea del PD in Irpinia è quella di stare, a qualunque costo, nei luoghi del potere, a prescindere dal confine delle alleanze, sono all’opposizione di tale linea. Nel mio piccolo, continuerò a battermi per il centrosinistra, campolargo, campoprogressista, che dir si voglia.



