di Virgilio Iandiorio
Possiamo considerarlo antenato della tanto, oggi, aborrita parola “crisi” il verbo greco “krino”. Questo verbo è suo parente stretto per comune radice lessicale, ma non ha colpa di tutte le cose negative che gli vengono attribuite, perché in origine era usato in riferimento all’attività conclusiva della raccolta del grano, la separazione dei chicchi di frumento dalla paglia e dalla pula. Così Omero (Iliade lib. V)” Come il vento sull’aia sacra porta via la pula quando si ventila il grano, allorché la bionda Demetra al soffio dei venti separa (krine) il chicco dalla pula.” Come si vede è questione di “vento”; e un detto nostrano dice “Vento che non fa paglia”, con riferimento a chi non è all’altezza del suo compito.
La crisi non è un’invenzione della nostra epoca globalizzata. Nessuna meraviglia, perciò, se di crisi si parlava in un periodico, la Gazzetta Universale, che si pubblicava a Firenze nel secolo XVIII. Nella Gazzetta Universale n.1 Martedì 1 gennaio 1793; una cronaca da Londra così riportava:
“Jer l’altro [Londra 6 dicembre 1972] s’adunarono più di 3 mila Negozianti, Banchieri, Botteganti ecc. della città di Londra, e fu letta nella loro Assemblea una risoluzione che portava in sostanza: “Che nella crisi attuale è necessario che i rispettabili abitanti della Capitale particolarmente diano dei contrassegni manifesti del loro attaccamento alla Costituzione del Paese”. Una tal risoluzione venne accettata colle acclamazioni di tutti. Non vi furono che sei (6) i quali si opposero, e questi vennero discacciati dalla sala. In seguito fu letta una Dichiarazione, che era stata inserita in tutti i pubblici fogli. Gli articoli che riscossero maggiore applauso furon quelli che dicevano essere opinione dei rispettabili abitanti di Londra:” Che la Costituzione Britannica aveva da sé stessa bastante energia, onde correggere gli abusi che si erano col lasso del tempo intrusi nel Governo, e che la base principale di questa Costituzione era un Governo composto del Re, dei Pari, e dei Comuni”. Avendo poi alcuni Membri di quell’ Assemblea voluto dire qualche parola sopra una riforma Parlamentaria, fu ricusato d’ascoltarli, venendo allegato, che una tale questione era estranea al motivo per cui si erano adunati. In seguito fu eletto un Comitato per ricevere delle soscrizioni alla Dichiarazione”.
Lo stesso periodico, n.3 Martedì 10 gennaio 1792, riportava questa notizia da Roma:
“Nella scorsa settimana giunse qui un Corriere da Genova, spedito da que’ Mercanti a questi di Roma, ed a quei di Napoli, colla domanda, se dovevano accettarsi, o no le Cambiali provenienti dalla Francia. In conseguenza di tali avvisi i nostri Mercanti hanno tenuta una Congregazione, il resultato della quale è stato, di non dichiarare per ora la Francia fallita, ma che ognuno si regoli privatamente a proprio vantaggio nell’accettare o no le Cambiali di quel Regno; non avendo pure risoluta alcuna cosa sull’esorbitante cambio di quelle Piazze”.
Giova ricordare che il 14 luglio del 1789 in Francia c’era stata la rivoluzione, che aveva sconvolto non solo il paese, ma l’Europa tutta, con effetti non solo politici, ma anche economici.
Se l’Europa è messa a soqquadro dalla Rivoluzione Francese, dall’altra parte dell’Oceano il 17 settembre 1787 viene adottata la Costituzione degli Stati Uniti d’America. La Gazzetta Universale nel n.2 Sabato 5 gennaio 1793 riportava un articolo da Filadelfia:” Non vi è certamente Paese al Mondo, che abbia veduta crescere la sua popolazione, e le sue ricchezze così rapidamente quanto i nostri dopo la pace: si contano a migliaia i Coltivatori a’ quali la fertilità de’ loro campi ha portato delle fortune immense ammassate senza pagare né tasse, né fitti: molti di essi hanno perfino a 10 mila Dollari ne’ fondi delli Stati Uniti, o in qualcuna delle nostre Banche. Un Fermiere [agricoltore] della Nuova York si arricchì ultimamente della somma di 5 mila Dollari colla sola vendita del carbone. Si trovano pure de’ ricchi Negozianti nelle principali città dell’America. Filadelfia sola ne conta più di 80 de’ quali il meno opulente ha più di 200 mila Dollari”.
Aveva ragione Omero: la crisi è una separazione, una scelta, da una parte il grano dall’altra la pula. Ma i futuribili programmi politici dei nostri giorni sono come la pula, che il vento sull’aia porta via.



