Un partito è se fa riferimento alla buona politica, se entra nella carne viva dei problemi, ricercando soluzioni.
Un partito è se difende la propria identità in crisi e perciò stesso rifiuta di agire prestandosi a compromessi al ribasso.
Un partito è se all’ascolto fa seguire l’azione. Se decide solo dopo aver chiamato i suoi iscritti a partecipare per dare un contributo.
Un partito è se nella sua azione fa riferimento alla moralità e alla legalità.
Un partito è se non rapina il consenso attraverso promesse che non può mantenere.
Un partito è se ha la capacità di dialogare e confrontarsi con gli altri, rifuggendo dal parere dei propri iscritti.
Un partito è se ecc. ecc.
Tutto questo, e altro ancora, non è il Pd irpino.
Quando il Corriere ha avviato il dibattito per accelerare il superamento di una drammatica crisi che attraversa il partito in Irpinia, auspicando che occorre aprire porte e finestre per depurare l’aria greve e puzzolente che ammorba l’ambiente e respirare aria pulita, ecco, invece, i soliti guardiani del nulla rizelarsi e minacciare per intimorire chi compie il diritto-dovere di informare nel solco degli antichi greci e del monito dorsiano della denuncia del trasformismo e del clientelismo.
Come non ci hanno fermato i proiettili inviati in una busta alla nostra redazione, né il tentativo di devastazione del nostro luogo di lavoro, o ancora chi ha avuto l’ardire di presentarsi al Corriere per tentare di convincerci a zittire su colletti bianchi che speculano in combine con clan camorristici napoletani (a proposito, a che punto sono le indagini, se mai sono cominciate!), così non temiamo balordi assistiti che ci mandano segnali inquietanti.
Intanto ringraziamo quanti hanno inteso aderire al dibattito avviato da questa testata per una serena discussione, con l’intento di aiutare il partito che ha maggiori responsabilità di governo locale sul territorio a ritrovare la giusta strada di un partito che non esiste. (N.d.r. Ciriaco De Mita, profeta di questa considerazione).
Il Pd non esiste perché chi oggi lo guida, scelto attraverso un compromesso tra le correnti farlocche, viziate da un falso tesseramento, è completamente assente.
Il Pd non esiste sui grandi temi dello sviluppo, a partire dal progetto rivoluzionario della Valle dell’Ufita e continuando con le crisi aziendali che coinvolgono migliaia di famiglie del territorio.
Il Pd non esiste perché i suoi dirigenti, dalle recenti elezioni, mai, dico mai, hanno indetto una pubblica assemblea di iscritti per riflettere sui temi della partecipazione politica e della democrazia.
Il Pd non esiste in città perché la gestione dei problemi del capoluogo è affidata alla responsabilità del sindaco, come deve essere, e a una squadra di assessori scelti con la formula della lottizzazione e perciò stesso espressione di partiti abituati al compromesso.
Il Pd non esiste perché un tempo agiva la figura del segretario cittadino che ascoltava il battito della città e faceva da filtro nella soluzione dei problemi tra governo e realtà locali. Questa figura è stata cancellata e non se ne conoscono i motivi.
Il Pd irpino non esiste perché per mandare a casa un presidente della Provincia, suo iscritto, si è inginocchiato davanti a una parte del centrodestra in un intrigo che partiva da lontano. Il Pd irpino non esiste perché non aiuta la buona politica ad affermarsi, preferendo scelte clientelari e metodi arroganti nella gestione del potere.
Attenzione, però. Il Pd irpino, invece, esiste ed è quello governato da personaggi nell’occhio del ciclone, pubblicamente denunciati alla pubblica opinione con riferimenti precisi, come voto di scambio e situazioni poco chiare.
In altri tempi, chi era solo sospettato di azioni non trasparenti si dimetteva dall’incarico. Per decenza. Ma anche questa è tramontata.



