di Vera Mocella
Che cos’è un libro se non un reticolo di emozioni, uno scrigno di ricordi, un ponte sospeso tra realtà e sogno, un viaggio interiore verso mondi sconosciuti e terre inesplorate, ed ancora un mare profondo in cui ritrovare quelle parti di noi che avevamo smarrito. Per questo motivo, la Festa del Libro di Sant’Andrea di Conza, che ha tagliato il nastro della quattordicesima edizione , è un appuntamento imperdibile, dedicato ai sognatori e agli appassionati del testo scritto. S. Andrea si presenta accogliente e festosa agli occhi dei numerosi turisti che sono venuti nel piccolo centro dell’Alta Irpinia, con i suoi libri sospesi sulle corde che congiungono i balconi delle stradine, come un invito a guardare in alto, al cielo. E davvero ogni libro è elevazione dello spirito, del cuore, farmaco per le anime stanche ed intorpidite dalla pesantezza della vita, respiro dell’anima per i sognatori ed i poeti. Ogni strada racchiude un suo bagliore, una sua luce, sia essa il verso di una poesia o la stralcio di un racconto, od ancora, una massima di saggezza. Tra i vicoli e le stradine, si fanno compagnia autori distanti nel tempo, in improbabili amicizie letterarie da Martin Luther King a Cesare Pavese, da Lao Tzu ad Epicuro, da Franco Arminio a Seneca, per citarne solo alcuni. Nella giornata iniziale della Festa del Libro, ampio spazio è stato riservato anche alla storia di Pinocchio, in un’ atmosfera ludica, riservata ai più piccini, al Largo Solimine.
Tanti gli appuntamenti nella prima giornata dedicata ai libri, in un incalzare di proposte che possono soddisfare i gusti letterari più diversi tra di loro. Ma è lo sguardo femminile, quello per antonomasia deputato alla cura e alla tenerezza, attraverso cui si snodano e si raccontano le storie di ingiustizia, di atrocità, di sangue, nell’appuntamento serale della kermesse. Così, mentre la guerra continua ad insanguinare la nostra storia, era imprescindibile e doverosa la presenza di Plestia Alaqad, per la prima volta ospite in Italia, giornalista e poetessa palestinese, una delle protagoniste della serata conclusiva della prima edizione del Premio Lunettes , il concorso letterario promosso dall’Associazione Culturale e Ricreativa Lunettes APS, nell’ambito del progetto Meridiani e voci dal limite – Dialoghi letterari e concorso. La giovane giornalista, attraverso l’osservatorio privilegiato dei canali social, ha documentato la distruzione di Gaza, trasformando i suoi video-diari dalla Striscia, in una testimonianza seguita da milioni di persone in tutto il mondo. Il suo lavoro nasce dall’urgenza di raccontare ciò che accade sul campo e dalla volontà di impedire che la storia di Gaza e la causa palestinese vengano cancellate o ridotte al silenzio. Nel dicembre 2024, è stata inserita nella lista BBC 100 Women, che celebra le donne più influenti e ispiratrici dell’anno, e ha condiviso il Human Rights Defender Award di Amnesty International Australia con i giornalisti palestinesi Bisan Owda, Anas Al-Sharif e Ahmed Shihab-Eldin, per il loro impegno nel difendere i diritti umani attraverso il giornalismo e la testimonianza diretta. La storia raccontata attraverso gli occhi di una donna, nella doppia veste di giornalista e di scrittrice, per testimoniare le atrocità di una guerra criminale che passerà alla storia, anche per la crudeltà e l’indifferenza del mondo occidentale. «Guardare il genocidio che si stava svolgendo a Gaza e non raccontarlo non era un’opzione – racconta – ho iniziato subito a fare reportage, per mostrare al mondo la verità dal campo. Oggi continuo a distanza». Ma è uno sguardo tutto al femminile, quello delle altre “vestali” presenti all’incontro, rivolto all’attualità e alla storia, alle dinamiche socio culturali dei nostri tempi. Ad affiancare la scrittrice palestinese, infatti, è Ulrike Reinhard, scrittrice, attivista e innovatrice sociale di fama internazionale, da anni impegnata nella promozione di modelli di sviluppo sostenibile, innovazione culturale e inclusione, che ha dato spessore ad un incontro – confronto di altissimo livello.
Importante anche la presenza da remoto di Francesca Albanese, relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, tra le più autorevoli esperte di diritto internazionale e di diritti umani.« Ci stanno togliendo il diritto alla parola, silenziando le voci, inclusa la mia, nonostante il Mandato ricevuto dalle Nazioni Unite a documentare le violazioni di Diritto Internazionale che Israele commette nei Territori Palestinesi occupati. Sono la prima persona all’interno delle Nazioni Unite, in 80 anni, ad essere stata sanzionata da uno Stato Membro ed a ritrovarsi in una lista nera insieme a terroristi e criminali internazionali.». Dilatare le coscienze perché la guerra non sia il mattatoio delle industrie, anche italiane, che finiscono con il foraggiarla. E’ un cammino arduo, ma che le giovani generazioni hanno intrapreso. E sono ancora le parole di Plestia Alaqad , a narrare la paura: «Quando una raffica di messaggi sul cellulare mi sveglia, sono ancora mezza addormentata. Amici, chat, l’azienda per cui lavoro. Uno sguardo veloce, quasi distratto, gli occhi ancora impastati di sonno. Nulla che catturi davvero la mia attenzione. Si parla di un bombardamento, ma nella Striscia di Gaza è un fatto abbastanza comune. Perciò, a corto di energie e di motivazioni per svegliarmi del di tutto, mi rimetto a dormire. Più tardi riapro gli occhi e sul cellulare si susseguono i suoni delle notifiche. Stavolta vado a controllare online: “Ultime notizie escalation Israele-Palestina: Gaza sotto i bombardamenti” Al Jazeera; «Paura per le conseguenze: a Gaza i civili scappano da ondate di attacchi israeliani» The Guardian; «In Israele oltre 250 morti al Festival Supernova» BBC News».



