E’ la mostra “Il Profilo della città. La metafisica dello sguardo” di Franco Sortini a completare il mosaico della rassegna Portfolio. Fotografia d’autore, presso il Museo Irpino nel Complesso Monumentale Carcere Borbonico di Avellino. Venerdì 4 settembre alle ore 17.30 l’inaugurazione del percorso espositivo. Saranno presenti oltre all’autore, Giovanni Menna, professore di Storia dell’Architettura presso il DiARC Dipartimento di Architettura dell’Università “Federico II di Napoli” e Luigi Cipriano, fotografo e coordinatore FIAF Campania.
Classe 1958, salernitano, Franco Sortini fin da giovanissimo si è interessato di grafica e pittura. Dal 1982 si occupa di fotografia e con Franco Fontana, indiscusso maestro della fotografia a colori, approfondisce l’interpretazione del colore e delle forme. Grazie alla particolare tecnica di ripresa le sue fotografie vengono presentate sempre con uno spirito impassibile, considerando il sottile equilibrio tra le persone e l’ambiente circostante e l’uso del colore è particolarmente apprezzato per la capacità di esprimere la realtà e la luce mediterranea. Lavora fotografando scene urbane focalizzandosi sulla città vuota, inseguendo il concetto rinascimentale della “città ideale”, un luogo dove poter trovare ordine nel caos.
Ha esposto ampiamente le sue opere e le sue fotografie sono presenti nelle collezioni della Bibliotheque Nationale de France di Parigi, dell’Archivio AFOCO di Cordoba, della Galleria Civica di Modena, del Dipartimento di Arte Moderna dell’Università di Siena, del FRAC di Baronissi, della Collezione d’Arte Contemporanea Città di Montoro ed in molte collezioni private. Ha pubblicato libri di fotografia e alcuni libri d’artista in edizioni limitate. Le sue fotografie, inoltre, sono state pubblicate su molte riviste e web magazine. Nel 2018 gli è stato assegnato il “Premio UVA – Università di Verona per l’Arte” per la Fotografia Contemporanea e nel 2026 gli è stato conferito il Premio Speciale per la Fotografia “Francesco de Sanctis Inedito 2026”.
L’esposizione propone un percorso attraverso la città osservata non tanto nella sua dimensione monumentale o documentaria, quanto attraverso ciò che normalmente sfugge allo sguardo: le geometrie, i silenzi, le superfici, le architetture anonime e gli spazi sospesi della quotidianità.
Sortini costruisce una fotografia nella quale la città sembra perdere la propria funzione abituale per trasformarsi in una sorta di paesaggio mentale. Le facciate, le finestre, i margini degli edifici, le strade e gli spazi vuoti diventano elementi di una composizione rigorosa, nella quale la realtà viene sottratta al rumore della vita quotidiana e ricondotta alla sua essenza visiva.
È proprio in questa sottrazione che nasce la dimensione metafisica del lavoro. L’assenza o la rarefazione della presenza umana non significa infatti assenza di vita: al contrario, invita lo spettatore a interrogarsi su ciò che resta quando la città viene osservata oltre la sua funzione pratica. L’architettura diventa così una presenza, quasi un personaggio; le forme acquistano un carattere autonomo e il vuoto assume un ruolo narrativo.
Il titolo Il profilo della città suggerisce una lettura precisa del progetto: non la città nel suo insieme, ma il suo profilo, ciò che emerge attraverso frammenti e dettagli. Una città può essere raccontata anche attraverso una parete, una linea prospettica, una finestra chiusa, una porzione di cielo. Sono immagini apparentemente semplici, ma capaci di restituire una sensazione più profonda del luogo.
Nelle fotografie di Sortini, inoltre, la luce e il colore assumono un’importanza strutturale. Le superfici architettoniche diventano campi cromatici, mentre le linee e le geometrie organizzano lo spazio dell’immagine. Il risultato è una fotografia essenziale, nella quale il dato reale rimane riconoscibile ma viene trasformato attraverso lo sguardo dell’autore.
La mostra invita quindi il pubblico a compiere un’operazione apparentemente semplice ma tutt’altro che scontata: guardare la città senza attraversarla distrattamente. Fermarsi davanti a ciò che normalmente non merita attenzione e scoprire che, dentro la normalità del paesaggio urbano, possono nascondersi equilibrio, mistero e poesia.
Il profilo della città non è dunque soltanto un racconto fotografico del paesaggio urbano. È soprattutto una riflessione sul potere dello sguardo fotografico: la capacità di trasformare il quotidiano in qualcosa di inatteso, di isolare un frammento e restituirgli un significato nuovo.
La mostra sarà inaugurata venerdì 4 settembre 2026 alle ore 17.30 e resterà aperta fino al 3 ottobre 2026 presso il Complesso Monumentale Carcere Borbonico del Museo Irpino.
La mostra, ad ingresso libero e gratuito, sarà visitabile fino a sabato 3 ottobre 2026, dal martedì al sabato dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00



