di Virgilio Iandiorio
L’anno scolastico inizierà il 14 settembre. Forse no! Tutto è condizionato da questo caldo soffocante. Eppure in questo particolare momento della vita nazionale, e mondiale, l’unica cosa certa è l’incertezza. Sembriamo tanti suonatori in un’orchestra che non ha il direttore. Di questi tempi si suona meglio ad orecchio!
Quale che sia la data d’inizio dell’anno scolastico, sarà bene prendere coscienza che il cambiamento epocale, come suol dirsi, sta avvenendo sotto i nostri occhi. Se non vogliamo fare la figura di quelli che non vedono le cose che passano davanti ai loro occhi o non sentono le voci che raggiungono le loro orecchie, dobbiamo essere consapevoli che è in atto un cambiamento nel nostro rapporto con la scuola. Addio alla scuola che abbiamo frequentato? Le valutazioni positive o negative sono lasciate alla sensibilità di ciascuno di noi. Prima Internet, il web, i telefonini e ora l’IA. potrei dire, parafrasando il titolo di un film western: Ehi Scuola, c’è l’IA, hai chiuso. Fatto sta che non è la prima volta che il mondo della cultura, e della scuola, vive una trasformazione radicale.
Avvenne nel mondo antico un evento di portata epocale, quando fu “inventata” la scrittura. Ce lo racconta Platone nel suo dialogo “Fedro”. In Egitto il dio Theuth, meglio conosciuto come Ammone, “inventò dapprima i numeri, il calcolo, la geometria e l’astronomia, poi il gioco della scacchiera e dei dadi, infine anche la scrittura”. Il dio mostrava al faraone le sue invenzioni perché il sovrano potesse trasmetterle ai suoi sudditi.
Della sua invenzione della scrittura il dio disse:” Questa conoscenza, o re, renderà gli Egizi più sapienti e più capaci di ricordare, poiché con essa è stato trovato il farmaco della memoria e della sapienza. Allora il re rispose: «Ingegnosissimo Theuth, c’è chi sa partorire le arti e chi sa giudicare quale danno o quale vantaggio sono destinate ad arrecare a chi intende servirsene. Ora tu, padre della scrittura, per benevolenza hai detto il contrario di quello che essa vale. Questa scoperta infatti, per la mancanza di esercizio della memoria, produrrà nell’anima di coloro che la impareranno la dimenticanza, perché fidandosi della scrittura ricorderanno dal di fuori mediante caratteri estranei, non dal di dentro e da sé stessi; perciò tu hai scoperto il farmaco non della memoria, ma del richiamare alla memoria. Della sapienza tu procuri ai tuoi discepoli l’apparenza, non la verità: ascoltando per tuo tramite molte cose senza insegnamento, crederanno di conoscere molte cose, mentre per lo più le ignorano, e la loro compagnia sarà molesta, poiché sono divenuti portatori di opinione anziché sapienti».
Queste parole, che Platone fa dire al faraone, pare che siano state scritte oggi. Dinanzi alle novità rivoluzionarie è umano avere timore del futuro, perché esse vengono a stravolgere nostri consolidati comportamenti e inveterate abitudini. Ed è quello che ripetiamo quando vediamo i ragazzi digitare sul telefonino, temendo che essi si estranino dal mondo circostante. Non parliamo quando l’uso del telefonino è a scuola! E se consideriamo la novità dell’IA che ci consegna una cultura bella e pronta, come un piatto di spaghetti fumante sulla tavola imbandita, c’è da restare preoccupati.
Fatto sta che grazie all’ invenzione della scrittura siamo arrivati fin qui, e le parole di Platone sono a noi giunte grazie ad essa. Dove arriveremo con l’IA? Dipenderà da come noi sapremo fare uso di essa

