“Non vi sono elementi per ritenere che Cava conoscesse le ragioni della trasferta”. E’ questo uno dei motivi per cui i giudici della X Sezione Feriale del Tribunale di Napoli hanno annullato l’ ordinanza cautelare impugnata (del 9 febbraio 26) nei confronti di Bernardo Cava, detto Alduccio, che lo scorso sei agosto aveva anche lasciato il carcere dopo alcuni mesi di detenzione. I giudici del Tribunale della Libertà hanno concordato con quanto rappresentato dalla difesa, il penalista Claudio Frongillo, che aveva ottenuto a giugno un annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione. I magistrati hanno sottolineato come “non vi sono in atti elementi per
ritenere, con un grado di sicurezza tale da integrare la gravità indiziaria qui richiesta, che Cava Bernardo -accompagnando Aloia Antonio dal domicilio dove si nascondeva in quanto latitante nell’avellinese nel nolano, nel luogo (Casamarciano) in cui questi si preparava per eseguire l’ omicidio in un comune limitrofo (Scisciano) – conoscesse le ragioni della trasferta, da eseguire con le dovute cautele, visto lo stato di latitanza dell’ Aloia”.
Rispetto alla memoria e ai nuovi accertamenti tecnici depositati dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock, quelli eseguiti sullo smartphone sequestrato a Cava Bernardo nel giorno del suo arresto, i giudici hanno evidenziato come: “anche gli ulteriori dati investigativi offerti dalla pubblica accusa sono privi di rilievo al fine dell’integrazione di gravi indizi di colpevolezza a carico di Cava Bernardo per delitto in contestazione. Il fatto che Aloia Antonio avesse un rapporto di estrema fiducia con Cava Bernardo, il quale si occupava di proteggere il primo in territorio avellinese, avendo contatti diretti con le Persone che lo ospitavano a tal fine e aiutandolo nelle trasferte strumentali allo svolgimento della propria attività criminale, non costituisce prova sufficiente circa la consapevolezza da parte del ricorrentedell’azione criminosa oggetto di contestazione. In conclusione, non può ritenersi raggiunta una solida base indiziaria sostegno della consapevole compartecipazione di Cava Bernardo all’azione di fuoco programmata, pianificata ed attuata, quindi con premeditazione, dal latitante Aloia Antonio unitamente agli altri complici.


