di Emanuela Fausto
C’è un momento preciso in cui il caro benzina smette di essere una notizia economica e diventa un problema personale.
È quando si arriva al distributore, si guarda il prezzo esposto e si decide di non fare il pieno.
“Metto 20 euro”. Non perché il serbatoio sia pieno. Non perché bastino. Ma perché bisogna arrivare alla fine del mese.
In città il carburante è tornato a pesare con forza sulle tasche dei cittadini. Le rilevazioni più recenti collocano la benzina self attorno ai 2,12-2,15 euro al litro, mentre il gasolio si aggira intorno ai 2,24-2,26 euro. Le differenze tra i distributori possono essere significative, ma il dato che emerge è comunque difficile da ignorare.
E per una provincia come quella irpina, dove l’auto per molti non è un lusso ma una necessità, il problema assume un significato ancora più pesante.
C’è una realtà che le statistiche sui carburanti rischiano di non raccontare.
Per molte persone che vivono in Irpinia, prendere la macchina ogni mattina non è una scelta dettata dalla comodità ma una vera e propria necessità.
C’è chi deve raggiungere il posto di lavoro spostandosi da un comune all’altro. Chi deve accompagnare i figli a scuola. Chi deve andare in ospedale per una visita. Chi deve raggiungere un ufficio pubblico, fare la spesa o assistere un familiare anziano.
E quando i collegamenti pubblici non sono sufficienti, l’automobile diventa praticamente obbligatoria.
Per queste persone ogni aumento di pochi centesimi al litro non è un numero da osservare sul display del distributore. È una spesa che si ripete ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. Il pieno da 50 litri supera i 100 euro. Per chi utilizza l’auto quotidianamente, il conto annuale può diventare molto pesante.
E il problema non riguarda soltanto chi possiede un’auto di grossa cilindrata o chi percorre centinaia di chilometri. Riguarda anche il lavoratore che fa 30 o 40 chilometri al giorno.
Riguarda la madre o il padre che accompagna i figli a scuola, il pensionato che deve raggiungere un ambulatorio, il piccolo commerciante che deve spostarsi per lavoro, l’artigiano che senza automobile o furgone non può lavorare.
Il carburante, in questi casi, non è una spesa voluttuaria. È una spesa obbligata.
Ed è forse questo l’aspetto più ingiusto della situazione.
Chi può utilizzare comodamente un mezzo pubblico ha una possibilità di scelta.
Chi vive in una zona servita male, invece, non ce l’ha.
Così il costo della benzina diventa una sorta di tassa invisibile sul lavoro.
Lo hanno evidenziato anche i sindacati regionali, che in Campania hanno segnalato il peso dei rincari sui pendolari e sui lavoratori che dipendono dall’auto privata.
È un paradosso difficile da ignorare: una persona deve spendere una parte crescente del proprio stipendio per poter raggiungere il luogo in cui quello stipendio viene guadagnato.
E alla fine del mese rimane meno denaro per tutto il resto.
Ma il problema non si esaurisce al distributore: aumentando il costo del trasporto, aumenterà la pressione sui costi delle imprese.
Un furgone che consegna merci consuma carburante.
Un artigiano che si sposta tra un cliente e l’altro consuma carburante.
Un taxi consuma carburante.
Un’impresa di trasporto consuma carburante.
E almeno una parte di questi costi si rifletterà sui prezzi finali.
Per questo il caro carburanti può diventare, e in parte già lo è, un problema per l’intera economia locale.
In Irpinia il problema è ancora più evidente: Avellino e la sua provincia hanno una caratteristica che non può essere ignorata, un territorio esteso, tanti piccoli comuni e collegamenti che non sempre consentono di rinunciare all’automobile.
Per una persona che vive in un piccolo centro e lavora ad Avellino, il viaggio quotidiano è una necessità.
Per chi vive in città e lavora fuori, vale la stessa cosa.
Non tutti possono trasferirsi vicino al posto di lavoro.
Non tutti possono lavorare da casa.
Non tutti hanno un autobus disponibile ogni mezz’ora.
E allora la domanda diventa inevitabile: “quanto deve guadagnare una persona per potersi permettere semplicemente di andare al lavoro?”
Il cittadino non chiede miracoli, chiede risposte, chiede trasparenza.
Chiede controlli quando vengono denunciati possibili aumenti ingiustificati lungo la filiera.
Chiede che le differenze di prezzo siano comprensibili.
Chiede trasporti pubblici che funzionino.
Chiede alternative reali all’automobile.
E soprattutto chiede che il problema non venga ricordato soltanto quando il prezzo della benzina torna a occupare le prime pagine.
Anche in Campania il Movimento Consumatori ha chiesto alla Regione un tavolo tecnico sul caro carburanti, sottolineando le conseguenze sulla mobilità dei cittadini e sulla sostenibilità dei servizi.
Alla fine, il punto non è soltanto quanto costa un litro di benzina.
È quanto pesa quel litro sul reddito di una famiglia.
Per chi guadagna bene, qualche euro in più sul pieno può essere fastidioso.
Per chi vive con uno stipendio modesto, per una famiglia monoreddito o per un pensionato, può significare rinunciare a qualcos’altro, ad una cena fuori, una visita privata, un acquisto per la casa, una piccola spesa per i figli.
Ecco perché parlare semplicemente di “caro carburante” rischia di essere riduttivo.
Il problema è il potere d’acquisto.
Quando aumentano benzina, bollette, spesa e servizi, mentre il reddito rimane sostanzialmente fermo, non serve necessariamente un grande rincaro per mettere in difficoltà una famiglia. Bastano tanti piccoli rincari insieme.
Forse l’immagine più significativa è proprio quella del cittadino davanti alla pompa: un occhio al prezzo, un occhio al contatore, mano al portafoglio e decide quanto mettere.
Non fa il pieno. Mette 10, 20, se va bene 30 euro. Non perché non avrebbe bisogno di più carburante ma perché deve dosare anche quello.
È una scena quotidiana che dice molto più di qualsiasi grafico.
Perché dietro quei pochi litri ci sono persone che devono continuare a lavorare, accompagnare i figli, assistere i genitori, fare la spesa e vivere la propria vita.
E quando persino spostarsi diventa una spesa da calcolare con il centesimo, il problema non è più soltanto il prezzo della benzina. È la qualità della vita.
Il caro carburante non si misura soltanto in euro al litro. Si misura nei chilometri che una famiglia può ancora permettersi di percorrere senza dover rinunciare a qualcos’altro.

