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Asl Avellino, la rete delle Case di Comunità prende forma: “Una sanità territoriale più vicina ai cittadini”

Nei distretti continueranno infatti a essere garantite le attività di specialistica ambulatoriale, la scelta del medico, la riabilitazione e gli altri servizi distrettuali. Nelle Case di Comunità, invece, il medico di medicina generale seguirà il paziente nel suo percorso assistenziale

La sanità territoriale dell’Asl di Avellino amplia la propria rete con dieci Case di Comunità, strutture pensate per avvicinare ai cittadini i servizi sanitari e favorire una presa in carico integrata, soprattutto per le persone fragili e con patologie croniche. Il progetto, realizzato in parte attraverso gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, mette in relazione medicina generale, specialistica, assistenza infermieristica e servizi sociali.

La rete comprende le strutture di Avellino, Bisaccia, Castel Baronia, Fontanarosa, Lapio, Lioni, Montecalvo Irpino, Monteforte Irpino, Montoro e Moschiano, quest’ultima prevista entro novembre. Attualmente sono nove le Case di Comunità operative, mentre Lioni è prossima all’attivazione.

“All’interno delle strutture sono già presenti i servizi: ci sono i medici di medicina generale, gli specialisti, gli infermieri, quindi tutte le attività legate a queste specificità professionali”, ha spiegato la direttrice generale dell’Asl di Avellino, Maria Concetta Conte, intervenuta questa mattina nella sede della Direzione generale per illustrare il nuovo assetto.

Le Case di Comunità avranno una funzione distinta rispetto ai distretti sanitari. Il loro compito principale sarà accompagnare nel tempo le persone fragili e quelle affette da patologie croniche, attraverso un percorso coordinato tra diverse figure professionali.

“Nelle Case di Comunità saranno presi in carico i pazienti fragili e cronici”, ha sottolineato Conte. Il medico di medicina generale rappresenterà uno dei punti di riferimento del percorso e potrà indirizzare il paziente verso lo specialista presente nella struttura o verso l’ambulatorio infermieristico.

Le attività ordinarie dei distretti continueranno invece a comprendere la specialistica ambulatoriale, la scelta del medico, la riabilitazione e gli altri servizi distrettuali. Gli specialisti delle Case di Comunità saranno destinati principalmente ai pazienti già inseriti nei percorsi della struttura.

“Non si tratta di persone che hanno semplicemente bisogno di una prestazione specialistica”, ha chiarito Conte. “Non è una scorciatoia per ottenere altre prestazioni: quelle continuano a essere garantite dal distretto e dai presidi distrettuali”.

Il percorso potrà essere attivato attraverso il medico di medicina generale, ma è prevista anche la possibilità di accesso diretto. L’Asl punta inoltre a una maggiore attività di prevenzione, attraverso un coinvolgimento più stretto dei medici di famiglia.

L’obiettivo è intercettare non soltanto chi presenta già una condizione di fragilità, ma anche persone apparentemente in buona salute che presentano fattori di rischio. “Con i medici di medicina generale abbiamo fatto un accordo secondo cui ci sarà anche una sorta di screening proattivo delle persone attualmente in buona salute che presentano, però, dei fattori di rischio”, ha spiegato la direttrice generale.

L’intento è intervenire precocemente, prima che una condizione di rischio possa evolvere in una patologia più grave. L’accesso spontaneo alle strutture sarà possibile, ma nell’ambito della loro funzione territoriale: “Non per chiedere una prestazione spot. Non è un pronto soccorso”, ha precisato Conte.

Il nuovo modello organizzativo punta sulla collaborazione tra professionisti. Nelle Case di Comunità sono presenti, oltre ai medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, infermieri e altre figure professionali. Il progetto dell’Asl prevede inoltre la presenza degli Infermieri di Comunità e di ambulatori infermieristici dedicati.

L’offerta specialistica comprende, tra le altre, fisiatria, pneumologia, reumatologia, geriatria, neurologia, dermatologia, diabetologia e cardiologia, con la previsione di percorsi di telemedicina. L’obiettivo è consentire una gestione maggiormente coordinata dei pazienti, mettendo in relazione il medico di famiglia con lo specialista e con l’assistenza infermieristica.

“Non è soltanto aprire nuove strutture, ma costruire una rete capace di mettere insieme professionalità e competenze diverse al servizio delle nostre comunità”, ha sottolineato Conte. “Il medico di medicina generale, l’infermiere, lo specialista e la rete sociale devono poter lavorare come parti di uno stesso sistema”.

La rete sarà collegata anche agli Ambiti territoriali sociali attraverso la Porta unica di accesso, con l’obiettivo di intercettare situazioni di fragilità e bisogni complessi che richiedono una risposta non esclusivamente sanitaria.

Una presa in carico più continuativa potrebbe contribuire, nel tempo, a ridurre gli eventi acuti che portano i pazienti al pronto soccorso. L’effetto, però, non sarà immediato.

“Si presuppone, e sarà sicuramente così, che all’interno delle Case di Comunità, avendo un’assistenza più proattiva e continuativa sulla persona, possano verificarsi meno eventi acuti che determinino l’arrivo al pronto soccorso”, ha affermato Conte.

Le strutture territoriali non potranno naturalmente sostituire l’ospedale nei casi di emergenza o di aggravamento improvviso: “Restano, naturalmente, gli eventuali peggioramenti acuti per i quali non c’è Casa di Comunità che tenga”.

Per quanto riguarda la continuità assistenziale, la direttrice generale ha ricordato che il modello previsto dal Decreto ministeriale 77 la contempla per alcune strutture, in particolare gli hub, e non per gli spoke.

Restano aperti alcuni capitoli relativi agli investimenti immobiliari dell’Asl. Tra questi il distretto sanitario di Atripalda, i cui lavori sono fermi dall’aprile 2025.

Conte ha spiegato che l’azienda sanitaria ha dovuto gestire complessivamente 14 interventi, concentrando inizialmente le risorse sulle opere legate al PNRR.

“Non centrare il target PNRR avrebbe significato costringere la Campania, non l’Asl di Avellino, a non raggiungere il target”, ha spiegato. Gli altri interventi, ha assicurato, saranno progressivamente ripresi: “Il resto lo stiamo riprendendo man mano e, chiaramente, sarà ripreso. Su questo non si discute”.

Procede su un calendario differenziato anche l’attivazione degli Ospedali di Comunità.

A Monteforte Irpino la struttura è sostanzialmente pronta, con letti e dotazioni già disponibili. Restano da risolvere alcune questioni tecniche legate alla cabina elettrica e all’accesso delle barelle. “Se non abbiamo le barelle, non possiamo procedere”, ha spiegato Conte.

Ad Avellino il problema riguarda invece la potenza della cabina elettrica, ritenuta insufficiente per garantire il pieno funzionamento della struttura. “Finché non viene aumentata la potenza della cabina, rischiamo di avere un blackout persino per prendere un ascensore, quindi non è il caso”, ha osservato la direttrice generale.

La Casa di Comunità della città, al contrario, può operare regolarmente perché l’alimentazione disponibile è sufficiente per le attività previste.

Ad Ariano Irpino l’apertura è vicina e l’ostacolo ancora da superare riguarda soprattutto la turnazione dei medici. “Abbiamo qualche difficoltà, ma ci riusciremo”, ha assicurato Conte.

Per Moschiano l’obiettivo resta novembre-dicembre, mentre Montella seguirà un percorso differente.

A Montella è stata infatti individuata una nuova soluzione dopo le interlocuzioni tra Comune, Asl, Regione e gli altri soggetti coinvolti. L’amministrazione comunale ha rinunciato all’ipotesi di utilizzare il convento e ha messo a disposizione un terreno.

L’Asl ha quindi avviato con la Regione il percorso per una progettazione di massima che consenta di quantificare l’investimento. La struttura sarà realizzata ex novo.

“Probabilmente è la situazione migliore, perché dove abbiamo costruito ex novo abbiamo avuto meno problemi”, ha commentato Conte.

La nuova organizzazione punta così a costruire una rete nella quale medicina generale, specialistica, assistenza infermieristica, servizi domiciliari e sistema sociale possano operare in maniera coordinata. Un modello che, nelle intenzioni dell’Asl, sposta il baricentro dell’assistenza dalla singola prestazione alla continuità della presa in carico e dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione e al monitoraggio dei pazienti fragili e cronici.

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