Portano la firma del regista e videomaker Antonello Matarazzo le scene di animazione del film “Scarpe rotte” di Roberta Torre, impreziosito dalla fotografia di Daniele Ciprì, con Barbara Ronchi e Mersila Sokoli, presentato alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
“Scarpe rotte” nasce da un racconto brevissimo di Natalia Ginzburg, comparso nel 1945 e poi raccolto nel 1962 in Le piccole virtù: un monologo in cui due amiche, sole nella Roma occupata, si raccontano attraverso le loro calzature sfondate. Sullo sfondo la guerra, l’attesa da parte di Clara del marito, fatto prigioniero, la speranza di ritrovare qualcuno o qualcosa che non arriverà, gli oggetti che trattengono ciò che le parole faticano a nominare. Una pellicola sul valore della memoria, sulle tracce che la storia lascia sulle cose e sulle persone. “L’attenzione su un oggetto così poco importante come le scarpe – spiega la regista – diventa strumento per proteggersi da un dolore, dal mondo esterno che è minaccioso, dal doversi confrontare con la perdita, con il dolore, con la morte, con la mancanza”. E’ Matarazzo a sottolineare come “Si tratta della mia prima collaborazione con il cinema d’autore, è stata un’esperienza particolarmente stimolante, poiché ho messo le mie idee al servizio del film. Ho apprezzato molto che la regista mi desse ampia libertà di interpretare le scene secondo il mio sguardo personale, a partire dall’immagine di due scarpe rotte che dialogano tra loro, due scarpe che dovrebbero condividere ogni momento, essere sempre insieme mentre finiscono per essere autonome, centrifughe autarchiche. Scarpe che diventano simbolo di resistenza, di speranza, di mancanza, della capacità di andare avanti nonostante le avversità della guerra. E’ stata una sfida potente che ha richiesto un largo uso delle nuove tecnologie così da rendere il movimento quantopiù naturale. Sono contento che il progetto sia piaciuto molto alla regista. Attraverso il cinema, che è un linguaggio profondamente diverso dall’universo della videoarte, è possibile far conosce le mie creazioni a un pubblico più vasto e confrontarmi con cineasti di fama internazionale. Sono particolarmente orgoglioso perchè il film sarà proposto nell’ambito della rassegna del Laceno d’oro”. Il soggetto del film è di Roberta Torre, la sceneggiatura sua e di Giorgio Vasta, il montaggio di Simona Paggi, i costumi di Erika Carretta, la scenografia di Luigi Bisceglia, il suono di Gianfranco Tortora.
Pittore, regista e video artista, esponente del “Medialismo”] (movimento che postula l’integrazione dei vari media) dal 1990 è impegnato nella ricerca nel campo delle arti visive, affiancando o integrando il video alla produzione di opere pittoriche, realizzando workshop, video installazioni e proiezioni in università, gallerie, musei e festival in Italia e all’estero.
Dal 2000, data del suo cortometraggio d’esordio, The Fable (18º Bellaria Film Festival) — prodotto da Fuori Orario (Raitre) — ha partecipato a molti tra i più importanti festival cinematografici nazionali ed internazionali (Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Torino film festival, Festival international du court métrage de Clermont-Ferrand ecc.) ricevendo numerosi premi e riconoscimenti[2][3][4]. La Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, il Festival internazionale del cinema di Mar del Plata di Buenos Aires e il Festival Signes de Nuit di Parigi hanno proposto sue retrospettive[5
Nel 2009 è stato co-fondatore di Flussi Media Arts Festival in cui ha curato alcune rassegne di videoarte.


