di don Gerardo Capaldo
L’uomo ha sete di un amore infinito, cioè di Dio. Per questo la vita è sacra e la morte è sempre una tragedia. Le parabole di Gesù, come negli antichi profeti, ripropongono tutto questo con l’immagine del banchetto nuziale. Un evento che, più di ogni altra cosa, rappresenta la bellezza della vita, dell’amore fecondo, di una felicità senza fine.
……Lo sposo è un re che non può non condividere questa festa con le persone più importanti e gli amici più cari. Ma i cosiddetti notabili ritengono di avere cose ben più concrete e importanti da fare. Le pietanze più prelibate sono state preparate. La grande sala rimane deserta. Tutto un fallimento?
Allora il re s’indignò e disse ai suoi servi: “Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali” ( Mt 22,1-14).
……Dio vuole rendere tutti partecipi della sua gioia infinita, suoi commensali. Ma alcuni non si fidano, convinti di poter fare meglio da soli, nella loro cruda materialità, con il rischio di inquinare il mondo con la corruzione e la violenza. “Potrebbero andare in paradiso in carrozza – direbbe don Abbondio – e invece vanno all’inferno a piedi zoppi”.

