Nasce dalla consapevolezza del ruolo centrale dell’informazione nell’affrontare il tema delle donazioni, dai trapianti di organi alle donazioni di sangue, il confronto promosso dall’Ordine dei Giornalisti della Regione Campania in collaborazione con DonatoriNati, la Polizia di Stato e il Centro Regionale Trapianti, tenutosi questo pomeriggio al Circolo della stampa. A introdurre l’incontro Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Campani che sottolinea il valore di momenti formativi come questo per chiamare a una riflessione sulla cultura del dono e sulla deontologia che caratterizza la professione del giornalista E’, quindi, Alessandra Malanga, Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Regione, a porre l’accento sulla necessità di garantire ai cittadini una corretta informazione perché siano in grado di esercitare la loro scelta di diventare donatori con responsabilità. “Diventa fondamentale, ad esempio, tutelare l’anonimato del donatore e del ricevente, così come essere attenti alla terminologia che caratterizza il processo della donazione, fare chiarezza sulle normative e modalità di espressione della volontà di diventare donatori, sulla qualità e gratuità di questo servizio essenziale del Sistema Sanitario Nazionale”. La giornalista Annarita De Feo ribadisce l’importanza di promuovere la cultura della donazione, nel rispetto del rigore dell’informazione scientifica. Quindi l’invito a diffidare da appelli a raccolte di sangue straordinarie che non abbiano una struttura ospedaliera di riferimento nella consapevolezza che donare il sangue significa anche tenere sotto controllo la propria salute.
Tocca quindi a Vincenzo Del Giudice, responsabile area sanitaria del Centro Regionale Trapianti, soffermarsi sui meccanismi che regolano il Sistema Informativo Trapianti “Con il consenso espresso tramite Carta d’identità si è capovolto completamente il paradigma della donazione con una crescita vertiginosa del numero di persone che hanno dato il proprio consenso al prelievo di organi, pari ad oltre trenta milioni e una percentuale di non donatori che non supera il 40%. A ciò si aggiunge la possibilità di effettuare la scelta in prima persona mentre in passato decidevano parenti per conto del paziente, dopo l’accertamento della morte cerebrale”. Chiarisce l’importanza di dialogare con le scuole perchè anche “i neomaggiorenni siano in grado di esprimere il loro consenso”, sottolinea come “Il cuore della rete nazionale per il trapianto è registro Ibmdr che può contare sui registri regionali o interregionali che a loro volta di avvalgono di centri donatori, poli reclutamento e centri prelievi. Questa presenza ramificata su tutto il territorio nazionale consente di garantire il reclutamento di donatori. La ricerca di un donatore non familiare viene inoltrata all’Ibmdr dai Centri Trapianti accreditati a eseguire trapianti allogenici”. Smonta luoghi comuni legati alla narrazione della donazione: “Se non si accerta la morte cerebrale non si procede al prelievo dell’organo. La legislazione tutela in ogni modo il paziente”. Spiega come la diversa velocità che caratterizza il Nord e il Sud nell’individuazione del potenziale donatore sia strettamente collegata alle capacità di cura delle strutture sanitarie del Mezzogiorno. E chiarisce come le segnalazioni arrivino tutte al Centro Nazionale Trapianti così da garantire una regia unica e, dunque, la possibilità di rispondere alle differenti scale di priorità su base nazionale e poi regionale. Per ribadire come “La donazione non deve fare notizia, deve essere la normalità, se ciò accade è il segno che il sistema non funziona”. La psicologa Antonella Bonavita si sofferma sulle ragioni della tutela dell’anonimato “Rappresenta il giusto confine capace di restituire dignità al dono. Se la famiglia del donatore deve elaborare il lutto e accettare il dolore della perdita, il ricevente deve fare i conti con l’integrazione di una parte aliena da sè. Non dobbiamo dimenticare che la donazione rischia talvolta di rappresentare una via di fuga psichica per chi non vuole rassegnarsi alla perdita, nella consapevolezza che una parte fisica della persona che non c’è più ma continua a sopravvivere in un altro corpo. Non è un caso che spesso ci si trovi di fronte alla sindrome del segugio con una vera e propria caccia al ricevente”.
Preziose le testimonianze consegnate durante l’incontro, a partire da quella del giornalista Felice Romano, che ha ricevuto nei mesi scorsi un trapianto di fegato al Cardarelli di Napoli che si è soffermato sulla complessità dell’iter seguito per riuscire ad ottenere un organo compatibile e sul sostegno da parte dei medici incontrati lungo il suo percorso di paziente. “Oggi più che mai – spiega – è necessaria una rete informativa che possa accompagnare i pazienti, guidandoli perchè possano seguire la strada più breve per giungere nella struttura ospedaliera più adeguata”. A concludere l’incontro il video dell’Abate di Montevergine Padre Riccardo Guariglia che ha raccontato la propria esperienza di trapiantato “Sono grato a chi mi ha donato il suo organo, poichè grazie a lui continuo a vivere e a porto avanti il mio impegno al servizio dell’Abazia. Di qui il mio invito a farsi donatori, a essere capaci di donarsi agli altri sempre nella vita quotidiana”.


