I prezzi dei carburanti continuano a registrare forti tensioni a livello globale, sostenuti da margini di raffinazione storicamente elevati e da gravi difficoltà nelle catene di approvvigionamento.
Secondo Maria Shkolnik, investment specialist Oil & Gas di Union Bancaire Privée (UBP), il costo del greggio combinato con margini elevati porta attualmente i prodotti raffinati – il barile di greggio (Brent) attualmente è di circa 112 $ – a un equivalente di 140-180 dollari al barile, con punte estive di 200 dollari per il solo gasolio.
La causa della crisi del carburante potrebbe addebitarsi nei margini di raffinazione record (“Crack Spread”) poiché il prezzo dei prodotti raffinati (benzina, gasolio e carburante per aerei) incorpora il margine di raffinazione.
Quest’estate i margini europei hanno raggiunto il record di 50 dollari al barile, mentre quelli del gasolio hanno toccato i 100 dollari.
All’origine dell’aumento dei margini ci sono le tensioni geopolitiche che determinano una carenza di capacità di raffinazione superiore al 10%.
In Medio Oriente ad esempio la produzione è inferiore di circa il 25% rispetto al livello precedente a febbraio.
In Russia, gli impianti operativi sono a circa il 40% della loro capacità a causa degli attacchi con droni.
Mentre la Cina ha limitato le esportazioni di prodotti raffinati, e negli Stati Uniti si discute di possibili restrizioni all’export di gasolio.
Le scorte strategiche e commerciali si trovano così oggi ai minimi pluridecennali.
Sempre a causa della guerra, la sola logistica aggiunge oltre 30 dollari al barile al costo di consegna, gravato da maggiori costi di trasporto, assicurazione e tempi di consegna allungati.
In conclusione, sono le tensioni geopolitiche che continuano a influenzare pesantemente le quotazioni: nel corso del 2026 il Brent ha superato i 100 dollari al barile durante le interruzioni del traffico delle petroliere nel Golfo. Poi le quotazioni sono scese intorno ai 70 dollari in seguito al cessate il fuoco estivo, per poi risalire nuovamente verso i 100 dollari.
Secondo UBP, i prezzi rimarranno elevati anche dopo un’eventuale normalizzazione delle forniture. A sostenere le quotazioni saranno la ricostituzione delle riserve petrolifere globali (che genererà ulteriore domanda) e il persistere di un premio di rischio geopolitico legato alla situazione nel Golfo.
(Foto di Flcelloguy, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2351321)

