di Ranieri Popoli
Al “Sardone” di Altavilla Irpina è da poco terminato il secondo spettacolo teatrale in cartellone. Bisogna fare anticamera con Angelo Di Gennaro in quanto il suo camerino è un via vai di persone che vanno a salutarlo e a complimentarsi e tra questi ritrovo il nostro bravo Eugenio Corsi che come tanti questa sera ha assistito allo spettacolo del famoso cabarettista napoletano. Finalmente si resta per qualche minuto soli e inizio chiedendogli cosa ne pensa di questo teatro comunale di Altavilla Irpina.
Sono qui innanzitutto perché amo portare il teatro in provincia e poi perché chiamato dall’indomabile amico, il Maestro Rino Villani, che è il Direttore artistico di questa bella stagione teatrale. E sono ulteriormente contento di aver accettato perché non conoscevo questo vero e proprio scrigno così accogliente e funzionale dove ho avuto il piacere di aver incontrato un pubblico con cui sono stato davvero molto bene, E questo per noi artisti vuol dire tanto.
Il tuo è uno spettacolo che si basa su un impianto tra cabaret e avan spettacolo nelle cui pieghe non si può non cogliere anche una traccia edoardiana,
Eh si, perché il grande Maestro Eduardo era un vero napoletano, nel senso che sul palcoscenico c’era la sua magistrale interpretazione ma senza rinunciare alla sua flemma, mostrando tutta la sua intelligenza nonché quella’ironia nascosta quasi triste, malinconica direi. Una scuola unica della quale faceva parte con la sua elegante comicità il fratello Peppino che giunge fino all’indimenticabile Totò che modernizzò la comicità fino a farla arrivare intatta ai giorni nostri. Una Scuola di esempio, soprattutto per le nuove generazioni odierne, le quali non devono imitare questi grandi, perché questo non serve a nulla, ma occorre che imparino a raccontare senza il peso dell’esagerazione, Un percorso unico al mondo onorato in tempi più recenti dai fratelli Giuffrè, dallo stesso Luca De Filippo fino al nostro compianto Massimo Troisi.
E il giovane Di Gennaro sull’onda di questa straordinaria scia di geni come ha incontrato il teatro?
Il più delle volte non è quello che tu sai di fare ma qualcosa che ti cade addosso perché il talento non è qualcosa che si progetta ma è ciò che ti riconoscono gli altri non quello che ti autoattribuisci. Io quando ero ragazzo ero in compagnia dei miei amici e spesso capitava di raccontarci i nostri guai, le nostre disavventure. Ebbene io, senza saperlo, ovviamente, ero l’unico che quando narravo facevo ridere e agli inizi non me lo spiegavo nemmeno tanto che me ne facevo un complesso in quanto pensavo che non ero capace di farmi capire dagli altri. Solo dopo aver elaborato questa sindrome tutta psicologica gradualmente ho avuto consapevolezza di questo dono e poi anjche per me le cose sono iniziate a cadermi addosso.
Sei un protagonista del mondo dello spettacolo a tutto tondo. Ma il punto di vista di quando si fa teatro credo che abbia una sua peculiarità anche nel modo di osservare la realtà in cui si vive.
E’ vero perché nei secoli il mondo cambia ma il teatro resta il teatro. Ma, come diceva sempre il grande Eduardo “ il teatro ha il suo mondo e in esso convivono gli attori e le facce toste”. E credo che a questo non ci sia altro da aggiungere.
Tornando al “Sardone” di Altavilla Irpina secondo te bisogna ancora credere nei cosiddetti teatri di provincia? E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Unesco ha inserito nel proprio patrimonio di tutela i teatri condominiali marchigiani.
Il teatro nasce nelle periferie e senza di esse non sarebbe mai potuto decollare. Io credo che ci si stia rendendo conto che la vera e genuina umanità resiste in questi piccoli paesi e sono sempre più diffusi gli esempi di chi vive in città e cerca in queste zone una casetta per la vacanza ma poi con il tempo ci si pensa sopra e si sceglie di venirci a vivere per sempre perché nelle città la vita non è più a dimensione d’uomo, è una continua omologazione.
Nella tua apprezzata performance di questa sera si è visto come la tua esilarante comicità sia spesso passata attraverso uno spaccato realistico della tua stessa esistenza che hai disvelato con umiltà senza enfasi di alcun tipo. Secondo te il teatro comico riesce ancora a essere specchio di vita capace di rappresentare, nelle sue forme originali, la nostra sempre più complessa e fragile quotidianità?
Se il mondo lo si guarda con gli occhi del bambino, ovvero della meraviglia, il teatro può essere ancora uno straordinario luogo di narrazione fatto con il dono della tenerezza e dell’innocenza, altrimenti non arriva a nessuno.
E per concludere ci puoi dire cosa c’è nel futuro del comico al servizio del cittadino ? Angelo Di Gennaro si lascia scappare un sorriso .
Da napoletano posso solo dire che dopo aver raggiunto una certa età il mio futuro è ringraziare il Signore “che me so scetato”.
Ringrazio e saluto Angelo Di Gennaro, e per dirla ancora con le parole di Eduardo, un vero signore del palcoscenico, un vero galantuomo nella vita.

