Si è spento all’età di 82 anni presso l’ospedale “Moscati” di Avellino, a causa di una complicanza polmonare, Giovanni Spiniello, figura di spicco nel panorama artistico italiano come scultore, pittore, incisore, illustratore e ceramista.
Nato a Grottolella il 5 marzo 1944, Spiniello ha speso la sua intera esistenza raccontando l’Irpinia con uno sguardo poetico e impegnato: la civiltà contadina, i drammi del post-terremoto, l’industrializzazione, la riscoperta del mito e la difesa dell’ambiente.
Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha lavorato per decenni nello storico laboratorio di piazza Duomo ad Avellino e ha insegnato Disegno dal vero ed Educazione visiva all’Istituto Statale d’Arte cittadino, diventando una guida etica e culturale per intere generazioni.
Artista profondamente sperimentale, già negli anni Sessanta ha ideato la “fossilizzazione oggettuale”, una tecnica rivoluzionaria nata dal tentativo di accogliere e “fossilizzare” nell’opera d’arte memorie ed elementi della realtà. La sua intuizione lo portò giovanissimo (ad appena 24 anni) alla Biennale di Venezia del 1968 per l’incisione e, nel 1975, alla Quadriennale di Roma. Nel 1978 fu lo storico dell’arte Enrico Crispolti a recensire sul Catalogo Bolaffi le sue “Cartoggettografie multicolorate”, sottolineandone l’intenso lirismo e l’efficace rinnovo delle tecniche incisorie.
Spiniello è stato tra i primi a portare l’arte al di fuori delle gallerie e direttamente nel tessuto sociale: fin dagli anni Sessanta organizzava happening per bambini e le storiche “Feste del colore” nelle piazze e sulle aie dei contadini.
Negli anni Novanta apre una nuova stagione di ricerca dedicata alla reinterpretazione delle tradizioni contadine e dei miti (con lo sviluppo della temperaoggettografia e il recupero delle antiche tempere). Negli anni 2000 l’attenzione per l’ecologia si traduce nel celebre progetto di arte ambientale “L’Albero Vagabondo”, lanciato nel 2009 (e approdato nel 2004 anche a Geo & Geo su RAI3 e successivamente al Giffoni Film Festival). Una scultura itinerante alta quattro metri, realizzata con rifiuti e scarti, divenuta poi un’associazione attiva nel coinvolgere i bambini con favole e disegni per segnalare le discariche abusive nei boschi e nelle montagne.
Negli ultimi anni, la sua ricerca si è concentrata sul ciclo evocativo “La terra è stanca”, che lo ha visto protagonista di esposizioni a Milano, a Matera (in occasione di Matera 2019), all’Abbazia del Goleto e al Casino del Principe di Avellino.
La sua firma – impressa su bronzo, carta pressata, cemento armato e tele – si trova in importanti musei, sedi istituzionali e spazi pubblici in tutta Italia. Tra le sue opere più iconiche si ricordano: la scultura in cemento armato Heysel ’85, Per non dimenticare (inaugurata nel 1986 presso lo Stadio Partenio in occasione della partita Italia-Germania Ovest); L’angelo custode della Salute (pittoscultura presso l’Ospedale Moscati); La sedia dell’accoglienza (Liceo P. V. Marone); le installazioni Solo la carta per dormire (Museo del Duomo) e La dea Mefite racconta la storia (Museo Provinciale Irpino). A Grottolella l’installazione in bronzo Il percorso dell’amore e il Museo all’aperto di scultura, con opere monumentali che vanno dagli anni Sessanta a oggi, situato accanto al suo storico laboratorio.
E ancora, La forza per volare alto (Volturara Irpina), La Terra di Mezzo (Villamaina), Felicita Laetitia (Cairano), oltre a importanti opere e collezioni presso la Provincia di Avellino (I giochi della memoria), la Provincia di Catanzaro, il Comune di Vicenza e il Comune di Abbiategrasso (MI).
Profonda la commozione della comunità e delle istituzioni. L’assessore alla Cultura del Comune di Avellino, Luca Cipriano, ha espresso il cordoglio della città:
“L’Irpinia perde un maestro di arte, grazia e bellezza infinita. Spiniello è stato un riferimento culturale vero per intere generazioni, un grande divulgatore capace di animare il centro storico lavorando senza risparmiarsi. Sensibilità e umiltà restano la sua grande lezione di vita”.


