di Antonio Polidoro
Si e spenta la grande voce della creatività artistica in Irpinia.
Giovanni Spiniello ci lascia tra il generare rimpianto di quanti ne ammiravano la raffinatezza di una ricerca costante, e la capacità di “cantare l’Irpinia” attraverso il colori e la materia povera.
Che prediligeva e prendeva forma sull’onda di un amore viscerale per la sua terra.
Si formò presso la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Napoli e insegnò presso l’Istituto d’arte “De Luca ” di Avellino.
La sua capacità di evocare le atmosfere della tradizione irpina attraverso installazioni che impreziosiscono le piazze di molti centri irpini, da Volturara alla sua Grottolella, lascia il segno indelebile e forte di una testimonianza artistica assolutamente sorprendente per la capacità di cercare , e felicemente trovare, vie nuove e tecniche che superavano agevolmente la monotonia del ” deja’ vu”.
Critici illustri lo segnalarono alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.
La “plastoggettografia”, con altre metodiche soltanto …”sue”, conferiva alla sua produzione originale freschezza e una immediatezza creativa particolarmente apprezzata dalla grande Critica d’Arte.
Ma si trattava anche di un ‘ arte in grado di esprimere efficacemente una posizione nobilmente politica.
Chiara e appassionata.
Maestro di quell’arte “engage’e” che sapeva farsi testimonianza e denuncia, ha avuto, contrariamente allo stereotipo dell’artista riscoperto soltanto dopo la morte, la fortuna di essere nel corso della sua bella esistenza amato e ammirato da tutti.
Del resto chi lo ha conosciuto bene non potrebbe immaginare che un uomo così solare avesse potuto avere dei nemici.
Anche perché il senso dell’amicizia lo distingueva e lo gratificava in una sorridente capacità di dialogare con tutti, sempre pronto ad illustrare quanto produceva alla luce del sole, mai chiuso nell’ “hortus conclusus” di botteghe gelosamente riservate..
Il pensiero , per quanto mi riguarda va a Mario Cesa, entrambi apostoli di quella capacità di proiettare l’Irpinia nel mondo, tutto, purtroppo ancora da promuovere, della visione “contemporanea ” dei linguaggi artistici.
Ho avuto la fortuna di essere molto amico di Giovanni, di frequentare la sua casa, di condividere significativi progetti, di conoscere Carla , compagna della sua vita, la sorella, la suocera, la granitica Angelina, personaggio che con orgoglio amava “raccontare”…
Teneramente orgoglioso dei due figli che adorava , aveva voluto trasferirsi nella terra delle radici ma il richiamo di Avellino, della sua vita culturale, della folla di amici che affettuosamente lo circondava, lo spinse ad “aprire bottega ” nel cuore antico della città con lo sguardo perennemente rivolto alle linee neoclassiche della Cattedrale o del magnifico portale in pietra della Confraternita dell’Immacolata e..
all’ombra della Torre del Fanzago.
Mi sia, intanto, eccezionalnente consentito un dato personale, che può divenire segno distintivo e forte del suo senso..antico dell’amicizia.
Volle per le mie nozze farmi dono di una preziosa serigrafia numerata perché le solite “bomboniere” si caricassero del fascino e del soffio dell’Arte.
Lo aiutai per due notti ( da rispettoso e devoto manovale di studio…)
a realizzarle.
Un ‘opera magnifica che raffigurava, in un elegante trionfo di tinte-pastello , Pomona, divinità della fecondità.
Firmate e numerate una per una, inutile dirlo, andarono a ruba.
La mia casa è impreziosita di opere, tele, serigrafie, plastoggettografie, tutte immancabilmente articchite da un’ affettuosa dedica in versi…
C’è una espressione da qualche tempo molto usata, fino a banalizzarla, che in questo caso assume , tuttavia, il crisma dell’autenticita’ e che, mi permetto di immaginare, generalmente condivisa in questo momento doloroso e nella nostra Irpinia: “Ora , veramente, siamo tutti piu’ poveri “.


